Siria, ultima chance con Ginevra II. Colloquio Obama-Putin

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Inizia mercoledì 22 a Montreux, in Svizzera, la conferenza per la pace. Partecipano l'Onu, l'Ue e una serie di Stati che va dall'Australia al Vaticano. Pesa l'assenza dell'Iran. Telefonata tra i presidenti di Usa e Russia

Dopo otto mesi di negoziati, le grandi potenze mondiali, il regime di Damasco e parte della frammentata opposizione siriana si riuniscono finalmente a Montreux, in Svizzera, per la conferenza di pace per la Siria, la cosiddetta Ginevra II: lo scopo ultimo è tentare di porre fine alla guerra civile, al massacro che ha causato in tre anni 130 mila morti, ma già avviare il dialogo e ottenere un corridoio umanitario sarà un risultato, considerato che le aspettative sono basse, e anche il punto di partenza è ancora quantomeno controverso. La posta in gioco però è molto alta, tanto che la riunione è stata al centro, martedì 21, di una rara telefonata del presidente americano Barack Obama al suo collega russo Vladimir Putin, che, ha fatto sapere il Cremlino, è stata "costruttiva".

Gli Stati presenti - La lista dei partecipanti è lunga. Comprende l'Onu, l'Ue, i cinque membri permanenti del consiglio di Sicurezza Onu, e una serie di Stati che va dall'Australia al Vaticano. Ma anche la lista degli assenti è significativa. A cominciare da una grande fetta di opposizione armata, ovvero i gruppi jihadisti, che molto difficilmente accetteranno eventuali accordi raggiunti a Montreux. E anche la Coalizione dell'opposizione all'estero partecipa senza una sua parte significativa, il Consiglio nazionale siriano, che all'ultimo si è tirato indietro.

L'assenza dell'Iran - E un notevole peso lo ha anche l'assenza dell'Iran, che fornisce cruciale assistenza finanziaria e militare a Damasco e che è stato al centro di un braccio di ferro che ancora ieri ha rischiato di far deragliare tutto, fino a quando il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha ritirato l'invito che aveva esteso a Teheran. In un primo momento, il governo iraniano ha reagito con fair play, affermando che la conferenza "può essere un passo nella direzione" giusta, ma poi ha sostenuto che "tutti sanno che senza l'Iran le possibilità di una vera soluzione in Siria non è poi così grande".

"L'Iran si è autoescluso e questo non fa ben sperare", ha commentato il ministro degli Esteri Emma Bonino, che domani rappresenterà l'Italia a Montreux. "L'Iran non si è impegnato a partire dalle conclusioni e dalla piattaforma di Ginevra I", ma "credo che quella di oggi sia una esclusione temporanea dell'Iran". Interpellata a Montreux il ministro ha aggiunto: "Come dimostra un po' la confusione ieri" sull'Iran, Ginevra 2 sarà "certamente tutta in salita ma c'è anche da guadagnare".
Motivo del contendere era la mancata sottoscrizione da parte dell'Iran di una sorta di minimo comun denominatore, cioè il Comunicato di Ginevra del 30 giugno 2012, che prevede la realizzazione di un consenso comune su un governo di transizione con autorita' esecutiva. Di fatto, l'uscita di scena di Assad.

Il ruolo di Assad - Da subito, i due fronti diplomatici avevano interpretato in maniera diversa la formula, ma da allora le cose sono inoltre cambiate notevolmente. Non solo nessuno dice più che "i giorni di Assad al potere sono contati", ma il presidente siriano si è anche rafforzato notevolmente, sia dal punto di vista militare, guadagnando terreno contro i ribelli che definisce "terroristi", che da quello diplomatico. Dopo la crisi innescata dall'attacco chimico alle porte di Damasco dell'estate scorsa, che sembrava stesse per sfociare in un intervento militare americano, Assad è di fatto tornato ad essere un interlocutore, anche grazie all'accordo prontamente mediato da Mosca che ha portato allo smantellamento dell'arsenale chimico di Damasco.

Gli esponenti del suo regime sono ancora visti con estremo sospetto in molte capitali, tanto che oggi l'aereo con a bordo la sua delegazione per Montreux è rimasto bloccato per cinque ore ad Atene perché le autorità locali gli avevano inizialmente rifiutato il rifornimento di carburante. Ma sono dettagli. Lo dimostra il fatto che Assad non ha alcuna intenzione di tirarsi indietro: per una sua nuova candidatura alla presidenza "ci sono grandi possibilità", ha detto lui stesso ieri, in aperta sfida con i presupposti di Ginevra II.

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