Hamas e Israele, è scontro anche su Twitter

A sinistra: scambio di battute su Twitter tra l'esercito israeliano e il braccio armato di Hamas il cui account ora è sospeso. A destra, le infografiche pubblicate online dall'esercito di Israele.
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Il sito di microblogging ha sospeso una serie di account riconducibili all'ala militare del movimento palestinese. Per la soddisfazione di Gerusalemme e la rabbia dei sostenitori dell'organizzazione. Ma la guerra digitale non si fermerà

di Raffaele Mastrolonardo

Il colpo più grosso, questa volta, Hamas non l'ha ricevuto da Israele ma da Twitter. E i danni, seppur virtuali, non sono da poco. Nel giro di un paio di settimane due account riconducibili ad AlQassam, il braccio militare dell'organizzazione palestinese, sono stati sospesi. Risultato: il movimento, da tempo impegnato in una battaglia di propaganda online con l'esercito israeliano si ritrova con le armi digitali spuntate. Come ha dimostrato il conflitto tra le due parti nel novembre del 2012, infatti, sempre di più i social network sono parte integrante degli sforzi per conquistare il favore delle opinioni pubbliche interne e internazionali. E restarne fuori, dicono gli esperti, può essere un problema. “Quello israelo-palestinese è uno dei conflitti in cui più si è visto un uso sapiente del mezzo da parte dei contendenti che lottano anche online per definire la cornice interpretativa degli eventi e accreditarsi entrambi come vittime”, spiega Augusto Valeriani, ricercatore all'Università di Bologna e autore del libro Twitter factor. “Dunque, essere tagliati da questo campo di battaglia e di costruzione della rappresentazione potrebbe essere una difficoltà in più”.

Sospensioni digitali - Il primo account legato ad Hamas a finire sotto l'accetta di Twitter è stato, il 9 gennaio scorso, @AlQassamBrigade. Stessa sorte è toccata, il 14 gennaio, a @QassamBrigade, creato dopo la sospensione del primo. Come ricorda il New York Times identico destino hanno subito in questi giorni altri due account dell'organizzazione che, da parte sua, sostiene di non avere violato i termini di servizio della piattaforma e ritiene che il provvedimento  sia la conferma dei “successi ottenuti nel riflettere al mondo la vera e brillante immagine della resistenza palestinese”. Di parere opposto, ovviamente, e forze armate israeliane che ricordando come Hamas sia considerata dagli Stati Uniti un'organizzazione terroristica e dunque soggetta al divieto di “ricevere servizi che ricadono sotto la legislazione americana”. Quanto a Twitter, non ha commentato i fatti specifici ma, come riporta un blog del New York Times, ha rimandato alla sue regole che prevedono alcuni confini di utilizzo del mezzo il cui travalicamento può portare alla sospensione o alla cancellazione di un utente. La decisione segue analoghe prese di posizione di Facebook che, a quanto dicono le stesse brigate AlQassam, avrebbe cancellato la pagina dell'organizzazione nel 2010 e di YouTube.

La social guerra – Il provvedimento del sito dei cinguettii arriva in un momento in cui il terreno digitale appare sempre più cruciale dal punto di vista della propaganda nel conflitto israelo-palestinese. Nel novembre 2012, nel mezzo dell'offensiva Pilastro di sicurezza lanciata da Israele su Gaza, gli scambi di minacce via Twitter tra i due contendenti raggiunsero livelli senza precedenti. L'esercito di Tel Aviv, per esempio, avvertì i militanti di Hamas di non farsi vedere in giro. La risposta delle brigate AlQassam non si fece attendere: “Le nostre mani benedette – si leggeva in un messaggino - raggiungeranno i vostri soldati e i vostri leader ovunque si trovino (avete spalancato le porte dell'inferno)”. Da allora Israele ha continuato ad espandere la propria potenza digitale. Oggi conta oltre 230 mila follower su Twitter, più di 385 mila “mi piace” su Facebook e una presenza assidua su tutte le maggiori piattaforme, da YouTube a Google Plus, a Instagram e Flickr, spesso in più lingue. Secondo Avital Leibovich, il boss della comunicazione “social” dei militari israeliani, l'esercito dello stato ebraico è in grado di raggiungere 95 milioni di persone online. Quanto a numeri, la presenza “ufficiale” di Hamas è sempre stata inferiore a quella del nemico. Prima della sospensione, l'account @AlQassamBrigade contava 40 mila seguaci. Nonostante la sproporzione dei mezzi, il movimento riusciva egualmente a farsi sentire. Rilanciando video delle proprie azioni e condividendo immagini anche molto  crude sulle conseguenze dei bombardamenti nemici, era in grado di diffondere il proprio messaggio. All'epoca dell'operazione Pilastro di difesa, per esempio, l'hashtag lanciato da Hamas, #GazaUnderAttack ad un certo punto superava in popolarità quello israeliano, #PillarOfDefence, in un rapporto di 100 a 1. 

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