Datagate, Obama limita i poteri della Nsa

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Nel suo discorso il presidente Usa ha ribadito l’importanza dello spionaggio per l’attività anti-terroristica. Ma ha anche promesso importanti restrizioni sul monitoraggio delle comunicazioni dei cittadini statunitensi e dei leader stranieri. Le reazioni

di Nicola Bruno

Niente più spionaggio delle comunicazioni dei capi di stato stranieri. Limitazioni sul programma di raccolta di metadati telefonici. Intercettazione del traffico Internet solo per reali motivi di sicurezza nazionale. Ma anche la riconferma che “l’intelligence non può funzionare senza segretezza” e che “lo spionaggio elettronico ha impedito svariati attacchi e salvato vite innocenti, non solo negli Stati Uniti, ma nel resto del mondo”.
Sono i punti più importanti dell’atteso discorso di Barack Obama sulla riforma della NSA (qui in versione integrale), l’agenzia per la sicurezza nazionale finita al centro del Datagate per la raccolta indiscriminata di dati su cittadini statunitensi e non.

Limitazioni per la raccolta metadati telefonici - Si avvicina così alla chiusura il controverso programma per la raccolta di metadati telefonici, attraverso il quale l’agenzia aveva dato vita a un database con informazioni su milioni di cittadini statunitensi. Nel ribadire che la raccolta non riguardava il contenuto delle telefonate, ma solo determinate informazioni, Obama ha assicurato che il governo non gestirà più un database con tutte le telefonate effettuate negli Stati Uniti, in quanto si prefigura il “potenziale per abusi”. D'ora in poi per accedere al database bisognerà avere il permesso di un giudice o trovarsi in un caso di "vera emergenza". Obama non ha però preso una posizione su chi sarà chiamato a gestire questa mole di dati. Ha invece chiesto all’Nsa di presentare una serie di proposte nei prossimi mesi, in modo da capire se debba essere gestito da un’organizzazione privata oppure da un nuovo ente da costituire.

Basta spionaggio leader stranieri - Il presidente degli Stati Uniti è stato poi altrettanto determinato sulla fine delle intercettazioni a danno dei capi di stato stranieri. “I leader dei nostri paesi alleati devono sapere che se io voglio conoscere cosa pensano di un argomento, sollevo il telefono e li chiamo”. Anche qui, però, Obama non ha sottolineato quali protezioni verranno messe in campo per i normali cittadini stranieri, il cui traffico Internet e telefonico è stato ampiamente monitorato dalla Nsa negli ultimi anni. E poi, come ha sottolineato su Twitter David Gregory, noto presentatore dello show “Meet the Press”, Obama non ha chiarito quale trattamento sarà riservato ai deputati e ai leader dell’opposizione stranieri.


Anche l’organizzazione Privacy International sottolinea come la riforma di Obama “ignora i veri problemi e lascia i normali cittadini stranieri del tutto non protetti”.


Le reazioni a caldo - Un discorso “tiepido”, il cui obiettivo era più “calmare il pubblico” che non “limitare i programmi di sorveglianza di stato”. Questo il giudizio a caldo di National Journal, testata del gruppo The Atlantic.
Julian Assange, fondatore di Wikileaks, ha invece dichiarato alla Cnn che “è imbarazzante che un capo di stato parli per 40 minuti senza dire quasi nulla”.
Giudizio negativo anche da parte dell’Electronic Frontiers Foundation. L’organizzazione che lotta la difesa dei diritti digitali ha stilato una pagella su 12 punti per cui era attesa una riforma. Con un punteggio finale di 3,5 sul 12, Obama è ben lontano dalla sufficienza.
Ma secondo altri osservatori indipendenti, il discorso di Obama rappresenta un passo in avanti importante, soprattutto per le promesse sulla trasparenza. “Ora c’è bisogno di leggi per cementare queste promesse”, ha spiegato Julian Sanchez, ricercatore del Cato Institute, think tank con sede a Washington.

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