Caso Marò, l'Italia ricorre alla Corte Suprema indiana

I due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, sono trattenuti in India dall'inizio del 2012
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La decisione per scongiurare l’uso di una legge antiterrorismo che prevedrebbe anche l’applicazione della pena di morte. Intanto una delegazione di Camera e Senato si recherà in India, in visita ai due fucilieri, per una missione istituzionale

Di fronte al rinvio del governo indiano della presentazione dei capi di accusa per i due marò, l'Italia ha deciso di presentare un ricorso alla Corte Suprema indiana. Lo ha appreso l'Ansa secondo cui la richiesta punterebbe a "scongiurare l'uso di una legge antiterrorismo (Sua Act)", che tra le altre misure, prevede anche l'utilizzo della pena di morte (ipotesi di cui si è tornato a parlare nei giorni scorsi).

Legge antiterrorismo non usata finora - Il ricorso si propone inoltre di sollecitare una presa di posizione della Corte Suprema per ricordare agli investigatori e al governo indiani che la legge che New Delhi utilizza per reprimere la pirateria marittima (Sua Act) non è fra gli strumenti (codici, leggi e convenzioni) usati dallo stesso tribunale nelle sue sentenze del 18 giugno e 26 aprile 2013 per condurre l'inchiesta e processare i due fucilieri di Marina italiani.
L'eventuale introduzione di questa legge, cambierebbe radicalmente lo scenario del processo, perché si tratta di uno strumento antiterrorismo, inapplicabile a personale militare italiano imbarcato in funzioni di lotta alla pirateria.

Delegazione parlamentare andrà in India - Intanto i presidenti delle commissioni Esteri e Difesa del Senato, Pier Ferdinando Casini e Nicola Latorre, e della Camera, Fabrizio Cicchitto e Elio Vito, hanno deciso di promuovere una missione in India di una delegazione parlamentare delle commissioni congiunte delle Camere per verificare la situazione dei due fucilieri in vista della prossima udienza.

Appello a Barroso e Ashton - Un appello al presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e all'Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri Catherine Ashton perché si impegnino più attivamente nella vicenda dei marò italiani detenuti in India è stato firmato da 58 eurodeputati italiani (in tutto sono 72), compresi tutti i capi delegazioni. Lo ha annunciato a Strasburgo la vicepresidente Roberta Angelilli, prima firmataria con l'altro vicepresidente Gianni Pittella.

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