Putin libera le Pussy Riot. Le attiviste: "Solo propaganda"

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Maria Alyokhina e Nadia Tolokonnikova, che scontavano 2 anni per una preghiera contro lo zar di Russia nella cattedrale di Mosca, sono state rilasciate per effetto dell'amnistia approvata dalla Duma. "Tutto il Paese è come una prigione", dicono

Dopo Mikhail Khodorkovsky, rilasciato a sorpresa venerdì 20 dicembre (qui le foto della prima conferenza stampa), oggi, lunedì 23 dicembre, è toccato ad altre due nemiche di Vladimir Putin riassaporare all'improvviso la libertà: le due componenti delle Pussy Riot, detenute in due colonie siberiane dall'agosto 2012, Maria Alyokhina e Nadia Tolokonnikova, sono state scarcerate. Anche loro hanno beneficiato dell'amnistia appena varata dalla Duma per volere del Cremlino, grazie alla quale presto potrebbero tornare in patria gli 'Arctic 30', gli attivisti stranieri di Greenpeace arrestati in settembre, tra cui l'italiano Cristian d'Alessandro.


Per le Pussy Riot "è una trovata pubblicitaria di Putin" - Al pari, e anzi assai più dell'ex oligarca russo, il gesto di clemenza non ha di certo ammorbidito le due ragazze, che si sono immediatamente scagliate contro Putin e il suo sistema di potere. Aliokhina ha parlato di mera "trovata pubblicitaria", Tolokonnikova si spinta più in là definendo la Federazione Russa un gigantesco campo di prigionia, un Paese interamente "costruito sul modello di una colonia penale".

Libere dopo la condanna per teppismo religioso - Ad annunciare la liberazione di Maria era stato in mattinata Petr Verzilov, marito di Nadia. Subito dopo è arrivata la conferma da parte del suo legale, Petr Zaikin, che ha poi accompagnato la giovane nell'ufficio della Ong 'Comitato Anti-Tortura', un gruppo di avvocati difensori dei diritti umani, con cui ha discusso di una denuncia scritta in cella. Poche ore più tardi è stata la volta della sua amica, che si trovava  ricoverata nell'Ospedale Numero 1 del Servizio Penitenziario siberiano, in seguito al peggioramento della propria salute a causa dello sciopero della fame intrapreso per protestare contro le condizioni "disumane" di reclusione.
Nadia e Maria stavano scontando una condanna a due anni per "teppismo motivato da odio religioso". Erano tra le cinque aderenti al collettivo punk femminista che nel febbraio 2012 misero in scena una performance contro il presidente russo nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, con la quale si attirarono le ire del Patriarcato Ortodosso russo, che adesso peraltro di dice "pronto a dialogare", e dello stesso Cremlino, dove Putin si preparava a tornare per il suo terzo mandato.
La scadenza naturale della pena era prevista per marzo, ma l'amnistia ha offerto loro la possibilità di uscire con qualche mese di anticipo. Entrambe hanno assicurato però che, potendo, avrebbero rifiutato di uscire. Entrambe intendono battersi adesso per i diritti di chi è ancora segregato.

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