Ue, niente accordo con Ucraina. Monta la protesta a Kiev

La protesta antigovernativia prosegue a Kiev
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Non si chiude l'intesa di associazione con il governo di Ianukovich, dopo il dietrofront dell'esecutivo ucraino di appena una settimana fa. Letta: "Situazione preoccupante". L'ex premier Timoshenko in sciopero della fame da lunedì

E' il "caso Ucraina" a tenere banco al vertice dell'Unione europea con i sei Paesi partner dell'est, appena partito a Vilnius. Ma sotto i riflettori del summit tramonta dopo poche ore la già flebile possibilità di una firma "last minute" dell'accordo di associazione con Kiev, dopo il dietrofront del governo ucraino di appena una settimana fa.
Il tentativo di convincere in extremis il presidente Viktor Ianukovich è andato a vuoto, ha ammesso la lituana Dalia Grybauskaite, il cui Paese ha la presidenza di turno dell'Unione e ospita il vertici. "Sfortunatamente i nostri argomenti non hanno fatto breccia", ha riferito, notando che Kiev, almeno per ora, rifiuta l'accordo alle condizioni di Bruxelles. Ianukovich, ha spiegato Grybauskaite, ha cercato di rinviare i nodi aperti a un tavolo a tre allargato anche alla Russia (con cui il governo ucraino ha avviato negli ultimi giorni un chiaro riavvicinamento, anche a costo di sfidare le manifestazioni di piazza dell'opposizione), ma i leader europei gli hanno risposto picche, sottolineando che per l'Ue un accordo di associazione ha carattere esclusivamente "bilaterale".

Letta: "Vedremo se è possibile recuperare" - A raccogliere le aspettative deluse del summit sarà sicuramente la protesta delle forze anti-Ianukovich che sta montando nella capitale ucraina, con l'appello della leader dell'opposizione detenuta, Iulia Timoshenko, che aveva implorato i leader dei 28 di firmare l'accordo "senza alcuna esitazione o condizioni, inclusa quella sul mio rilascio".
In precarie condizioni di salute, Timoshenko è in sciopero della fame da lunedì 25 novembre, come segno di solidarietà con la protesta. "Lavoreremo per vedere se è possibile recuperare, però confesso che la preoccupazione è parecchia", aveva detto il premier Enrico Letta, prima di fare il suo ingresso alla cena di lavoro dei leader dell'Ue con quelli di Ucraina, Georgia, Moldavia, Armenia, Azerbaigian e Bielorussia (VIDEO).



Il possibile intervento dell'Fmi - Il governo di Kiev, sotto la forte pressione da Mosca, ha spiegato il congelamento della firma con motivazioni economiche. Ma l'Ue non si presta a un gioco a chi offre di più: una partnership con i 28 "è un impegno a lungo termine, non un gioco al rialzo" a chi fa l'offerta economica più alta o batte i pugni più forte, ha avvertito l'ex presidente dell'Europarlamento, Pat Cox, aprendo i lavori del Forum della società civile nella capitale lituana. Piuttosto, un accordo con l'Unione è "un'occasione unica di invertire il calo degli investimenti esteri diretti in Ucraina e dare slancio ai negoziati con il Fondo monetario internazionale", gli ha fatto eco il commissario europeo alla politica di vicinato, Stefan Fule. Perché "a mettere la grossa cifra per aiutare Kiev sarebbe l'Fmi, con dietro il sostegno dell'Ue", precisano fonti comunitarie.

Merkel: "Non c'è speranza che l'accordo venga firmato" - La proposta di Mosca e Kiev di tenere con Bruxelles colloqui a tre sull'accordo Ue-Ucraina viceversa era del tutto esclusa fin dall'inizio. Ciononostante, i "segnali confusi" in arrivo dalla capitale ucraina hanno alimentato l'idea che la partita potesse essere "ancora aperta", come aveva detto a poche ore dal summit il ministro degli esteri lituano, Linas Linkevicius.
La cancelliera Angela Merkel invece al suo ingresso non ha usato mezzi termini: "Non c'è speranza che l'accordo venga firmato questa volta". E i colloqui della serata le hanno dato ragione. A Kiev intanto continua a risuonare la protesta di alcune migliaia di persona scese in piazza con slogan pro-Ue. "Penso che le forze della modernizzazione e della democratizzazione stiano diventando forti in queste società, abbiamo alcuni venti contrari, che soffiano più forte al momento, ma non ho dubbi che il vento dell'Occidente avrà la meglio", si è consolato in queste ore il ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt.

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