Parigi, preso l'attentatore: c'è la conferma del Dna

1' di lettura

L'uomo fermato nel pomeriggio di mercoledì 20 novembre in un parcheggio sotterraneo di Bois-Colombes è lo stesso che lunedì scorso ha terrorizzato Parigi. Si tratta di un 50enne, già condannato nel 1998. Forse ha tentato di suicidarsi

Dopo un'interminabile caccia all'uomo, è stato fermato l'attentatore che lunedì scorso ha seminato terrore a Parigi, sparando contro un fotografo nella hall di Liberation e a La Defense, prima di sequestrare un automobilista per farsi accompagnare agli Champs-Elysees e far perdere le sue tracce per oltre tre giorni. I test del Dna lo hanno confermato: l'uomo fermato nel pomeriggio di mercoledì 20 novembre in un parcheggio sotterraneo di Bois-Colombes, nella banlieue di Parigi, e attualmente ricoverato dopo un probabile tentativo di suicidio, è lo stesso che lunedì scorso ha terrorizzato Parigi.

Si tratta di Abdelhakim Dekhar, di circa 50 anni, condannato a quattro anni di prigione nel 1998 perché coinvolto nel caso di Florence Ray e Audry Maupin, definiti i nuovi Bonnie & Clyde, coppia di giovani studenti che nella notte del 4 ottobre 1994 insanguinarono Parigi; in una drammatica vicenda che si concluse con la morte di cinque persone fra cui tre poliziotti e lo stesso Maupin. In quella tragica storia, Abdhelakim Dekar - detto Toumi - fornì il fucile a pompa che consentì alla coppia di giovani di condurre quella folle spedizione che sconvolse la Francia.

Dopo tre giorni di intense ricerche, lo sparatore è stato trovato all'interno della sua auto in un parcheggio sotterraneo di Bois-Colombes, in stato semi-comatoso. Stava assumendo medicine in gran quantità, probabilmente nell'intento di suicidarsi. "Ho fatto un'enorme sciocchezza", avrebbe detto a un suo confidente, lo stesso che lo avrebbe successivamente segnalato alla polizia. "Dehkar era un uomo estremamente enigmatico, molto intelligente, ma difficile da cogliere fino in fondo", racconta la sua ex-avvocata, intervistata nella notte da BFM-TV, aggiungendo che era "un po' mitomane". "Ha sempre detto che lavorava per i servizi segreti francesi", ha aggiunto la legale. Il Dna di Dekhar è stato incrociato questa notte con le tracce provenienti dai bossoli ritrovati nella sede del giornale e davanti alla sede della Societè Generale, dove l'uomo ha sparato contro una vetrata, oltre che sulla portiera della Renault Twingo dell'ostaggio sequestrato lunedì scorso durante venti minuti, tra la Defense e gli Champs-Elysees. E i risultati non lasciano dubbi: quelle tracce appartengono allo stesso individuo. Soddisfazione per l'operazione di polizia è stata espressa nella notte dal ministro dell'Interno, Manuel Valls e dal ministro della Giustizia, Christiane Taubira.

Leggi tutto