Russia: perse le tracce della Pussy Riot Nadia Tolokonnikova

Nadezhda Tolokonnikova in carcere, foto del 25 settembre 2013 (Credits: Getty Images)
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La giovane, condannata a due anni di carcere per la protesta anti-Putin inscenata nella cattedrale ortodossa di Mosca, è stata trasferita in una nuova struttura penitenziaria il 21 ottobre. "Da quel giorno non ho più sue notizie" denuncia il marito

Da oltre 10 giorni si sono perse le tracce di Nadezhda Tolokonnikova, una delle tre cantanti del gruppo russo Pussy Ryot condannate a due anni di carcere per aver inscenato una protesta nella cattedrale ortodossa di Cristo Salvatore di Mosca. Lo denuncia il marito della donna, Petr Verzilov, che dice di non avere più notizie di lei dallo scorso 21 ottobre, quando è stata trasferita dal carcere della Mordovia dov'era rinchiusa.

Il marito e il padre non hanno più notizie di lei - Per il marito, secondo le dichiarazioni rilasciate al sito Buzzfeed, il trasferimento è stata "una punizione" da parte delle autorità di Mosca che "vogliono tagliarla fuori dal mondo". Verzilov sostiene che nel giorno del suo trasferimento Nadia sia stata fatta salire un treno diretto a Chelyabinsk, negli Urali, dove un passeggero l'avrebbe vista il 24 ottobre. Anche il padre di Nadia, Andrei Tolokonnikov, ha denunciato la sua scomparsa. "Nessuno sa niente, non conosciamo le sue condizioni di salute. Non abbiamo prove che sia ancora viva, se sta male, se è stata picchiata". Non solo, i due uomini sostengono di non essere stati mai contattati dalle autorità carcerarie che invece avevano promesso di "comunicare entro dieci giorni dal trasferimento il nuovo luogo della prigionia".

Nadia era in sciopero della fame - Tolokonnikova, che sta scontando una condanna a due anni di carcere per la  preghiera punk anti-Putin nella cattedrale della capitale russa, prima del trasferimento in un'altra struttura era detenuta in una colonia penale in  Mordovia. Da giorni aveva iniziato uno sciopero della fame per protestare contro le condizioni da "gulag sovietico" della colonia in cui era detenuta e il rifiuto di trasferirla, finendo anche ricoverata in ospedale. Aveva anche denunciato abusi da parte del personale della prigione.

Per la performance di protesta delle Pussy Riot del febbraio 2012 sono state condannate anche Maria Aliokhina e Ekaterina Samutsevich. Il 10 ottobre 2012, il tribunale di Mosca ha concesso a quest'ultima la possibilità di scontare la pena in regime di libertà vigilata.

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