Lavoratori domestici, la mappa dei diritti nel mondo

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Human Rights Watch ha pubblicato il report sulla situazione di colf, badanti e altri collaboratori in 25 Paesi. L’Italia è tra i migliori per aver promosso un contratto nazionale di lavoro nel settore e ratificato la Domestic Workers Convention

Per una volta non siamo nella parte peggiore della classifica, ma tra i paesi da prendere a esempio. Non tanto perché abbiamo del tutto risolto i problemi, ma perché almeno a livello di diritti è stato fatto qualche passo in avanti. E’ quello che si nota guardando la mappa delle nazioni che hanno introdotto riforme per i diritti dei lavoratori domestici (e, cioè, colf, badanti e altri tipi di collaboratori): sono 25 e tra queste c’è pure l’Italia.

Un network globale - Con 53 milioni di addetti in tutto al mondo, il settore dei lavori domestici è ormai in forte ascesa da anni, ma continua ad essere del tutto deregolamentato. “Nonostante i lavoratori domestici forniscano servizi fondamentali per le famiglie, dobbiamo ancora far fronte a discriminazioni e marginalizzazioni. Tutto ciò deve finire”, ha spiegato Myrtle Witbooi, presidente dell’International Domestic Workers Network durante il Congresso della categoria organizzato nei giorni a scorsi a Montevideo. Proprio da questo evento, a cui hanno partecipato i rappresentanti di oltre 40 paesi, ha preso il via l’International Domestic Workers Federation, chiamata a coordinare i lavoratori domestici a livello globale, condividendo strategie e facendo pressing per la protezione dei diritti umani.

Diritti fondamentali - Proprio in occasione del congresso a Montevideo è stato presentato il rapporto “Claiming Rights: Domestic Workers’ Movements and Global Advances for Labor Reform”, in cui vengono presentate le migliori pratiche nel mondo. A cominciare dai 25 paesi che hanno ratificato la Domestic Workers Convention, documento promosso dall’International Labour Organization, per migliorare i diritti fondamentali dei lavoratori domestici. Come quelli a un riposo settimanale di almeno 24 ore, a un salario dignitoso e alla possibilità di scegliere dove trascorrere le ore libere. Diritti che vengono spesso calpestati in Paesi come l’Arabia Saudita dove, sottolinea il report, i lavoratori domestici sono quelli che hanno in assoluto un monte ore maggiore: 63,7 a settimana in media.
La Convenzione promuove anche strategie contro la violenza domestica e indicazioni sull’età minima in cui si può iniziare a lavorare (secondo l’Ilo al momento più di 11,5 milioni di bambini sotto i 18 anni lavorano come colf, badanti o addetti alle pulizie in tutto il mondo). Sempre secondo l’Ilo, al momento più del 30% dei lavoratori domestici sono impiegati in Paesi dove sono completamente esclusi dalle leggi nazionali sul lavoro. 

La mappa dei paesi virtuosi (cliccare per fare zoom)




Il buon esempio italiano - L’Italia è stato il primo paese europeo a ratificare la Convenzione dei Lavoratori Domestici a dicembre 2012. Ma il nostro paese viene preso a modello anche per il recente contratto di lavoro (qui in Pdf) approvato dai sindacati e dalle associazioni di categoria. Il nuovo contratto colma le lacune di quelli precedenti, adottando alcune delle indicazioni della Convenzione dell’Ilo, tra cui i diritti a lasciare l’abitazione durante le pause giornaliere e all’assenza retribuita per la formazione professionale. Manca ancora il diritto alla maternità, ma è stato raddoppiato il periodo di preavviso a disposizione dei datori di lavoro per licenziare una neo-mamma.

I numeri sull’Italia - Come nel resto del mondo, anche in Italia colf, badanti e collaboratori domestici sono ormai una voce importante del mercato del lavoro. Abbiamo sintetizzato in questo grafico i numeri più rilevanti, estratti dall’ultimo rapporto del Censis.



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