Russia, confermati 5 anni al blogger anti-Putin

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In secondo grado la condanna per frode e appropriazione indebita di legname non cambia. Grazie alla sospensione condizionale, però, Alexei Navalny non starà in carcere. Rimarrebbe ferma l'interdizione dai pubblici uffici

Condanna a cinque anni confermata in secondo grado per Alexei Navalny, uno dei più noti oppositori del presidente russo Vladimir Putin, ma con la pena sospesa. Il blogger quindi non dovrà scontare la pena in carcere. Rimarrebbe però ferma l'interdizione dai pubblici uffici che, almeno in teoria, lo escluderebbe dalla scena politica. Annunciato il ricorso contro una pena definita "ingiusta".

I due gradi di giudizio - Il Tribunale regionale di Kirov, 800 chilometri a Nord-Est di Mosca, ha sospeso la pena anche per il coimputato, l'imprenditore ed esponente dell'opposizione Pyotr Ofitserov. Il 18 luglio i due erano stati riconosciuti colpevoli di frode e appropriazione indebita. A Navalny erano stati inflitti cinque anni d'internamento in una colonia penale, a Ofitserov quattro anni di carcere più una multa da 500.000 rubli, circa 11.500 euro. Il blogger era stato ritenuto colpevole di aver organizzato la vendita sotto costo di partite di legname nel 2009, quando era consulente non retribuito del governatore locale.
Malgrado il verdetto sfavorevole in primo grado e l'immediato arresto in aula, al 38enne il giorno seguente era stata concessa a sorpresa la libertà provvisoria, con i soli obblighi di residenza e di firma. Era stata la stessa Procura a chiedere il provvedimento, che permise a Navalny di correre per la carica di sindaco di Mosca nelle elezioni municipali dell'8 settembre. Non riuscì a raggiungere il ballottaggio ma, piazzandosi al secondo posto con il 27,7% dei voti, vide rafforzarsi ancora la propria posizione di avversario numero uno del Cremlino di Putin.

Le reazioni alla sentenza - Navalny, che prima della lettura della sentenza era apparso in aula insolitamente molto nervoso, ha subito reagito definendo "ingiusto" il mantenimento della condanna a carico suo e di Ofitserov e ha preannunciato un nuovo ricorso. Più tardi, dal Cremlino è arrivata una puntualizzazione alle accuse formulate dal blogger al termine dell'udienza sul fatto che "tutte le decisioni non sono certo prese" dai giudici, "bensì da Putin in persona". Il portavoce di quest'ultimo, Dmitry Peskov, ha replicato a stretto giro: "Si tratta di questioni che non riguardano il presidente".
Mentre secondo Mikhail Fedotov, capo del Consiglio presidenziale per i Diritti Umani, Navalny e il suo ex socio potrebbero beneficiare dell'amnistia che la Duma si appresta ad approvare, forse in occasione del ventesimo anniversario della Costituzione russa, il 12 dicembre.

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