Tripoli, rapito e poi liberato il premier libico Ali Zeidan

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Il primo ministro era stato fermato da milizie legate alla maggioranza islamica in Parlamento, che hanno definito l'operazione un "arresto". Nei giorni scorsi, era finito sotto accusa per il raid Usa che ha portato alla cattura di un terrorista

Rapito e rilasciato dopo diverse ore il primo ministro della Libia Ali Zeidan, sequestrato all'alba di giovedì 10 ottobre da un gruppo armato e portato in un luogo sconosciuto. Il rapimento è avvenuto in un albergo a Tripoli ed è stato rivendicato da un gruppo di ex ribelli libici legato alla maggioranza islamica in Parlamento: la 'Camera dei rivoluzionari di Libia', assoldato - come altri gruppi - dal ministero dell'Interno o della Difesa per garantire l'ordine pubblico nel tentativo di arginare il fenomeno delle milizie armate. Il gruppo  ha motivato l'operazione per il ruolo del governo nella cattura - da parte degli Usa - di Abu Anas al-Libi, uno dei leader di al Qaida.

Dopo il rilascio l'appello alla calma
- Dopo il suo sequestro-lampo, Zeidan ha lanciato un appello alla calma dopo un incontro con il governo. "Spero che questo problema sia risolto con ragionevolezza e saggezza e senza alcuna escalation", ha detto alla tv di Stato.

Il premier sotto accusa per un raid Usa
- Il primo ministro era sotto accusa da settimane per la gestione dell'economia e della sicurezza, cui il raid americano del 5 otttobre ha dato il colpo di grazia. Il raid aveva portato alla cattura a Tripoli di Abu al-libi, terrorista di Al Qaida considerato la mente delle stragi di Nairobi e Dar es Salam del 1998. Zeidan in una conferenza stampa aveva detto che i cittadini libici hanno diritto ad essere processati sul suolo libico e che la questione sarebbe stata affrontata con le autorità americane, ma che il blitz non avrebbe compromesso le relazioni fra Usa e Libia.

La foto inviata alle agenzie di stampa
- "Il capo del governo di transizione è stato portato in una destinazione sconosciuta per ragioni non note da un gruppo" di uomini che si ritiene siano ex ribelli, ha comunicato questa mattina il governo in una breve dichiarazione sul suo sito internet, come riferisce Al Jazeera. Con un tweet, Sky News Arabia ha pubblicato la foto di un'immagine scattata dai sequestratori e inviata alle agenzie di stampa:


I miliziani: "Si tratta di un arresto" - La 'Camera dei rivoluzionari di Libia' ha fatto però sapere attraverso Facebook di aver agito su mandato di arresto della procura generale, in base al codice penale libico per reati contro l'ordine pubblico e corruzione. La procura ha invece smentito di aver emesso l'ordine di arresto, che sarebbe scattato dal Dipartimento anticrimine del ministero dell'Interno. Il portavoce del Dipartimento, Abdel Hakim Albulazi, ha infatti confermato all'agenzia ufficiale libica Lana che Zeida nera "in custodia per un mandato di arresto emesso dal Dipartimento", aggiungendo che il premier era "in buona salute e che viene trattato bene come qualsiasi cittadino libico".

La Nato: rilascio immediato di Zeidan
- L'immediato rilascio del premier libico era stato chiesto dal segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen. "La stabilità è il pieno rispetto della legge in Libia è importantissimo" ha aggiunto Rasmussen.

Vertice a Palazzo Chigi - Per valutare le possibili ripercussioni degli ultimi avvenimenti in Libia, si è tenuto a Palazzo Chigi un vertice convocato dal premier Enrico Letta cui partecipano i ministri Angelino Alfano (Interno), Emma Bonino (Esteri) e Mario Mauro (Difesa). Sono inoltre presenti i vertici dei Servizi.

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