Nate Silver e l'arte di prevedere i risultati elettorali

Nate Silver foto © Robert Gauldin
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Nel 2008 ha anticipato correttamente l'esito dell’elezione Usa in 49 stati su 50. Nel 2012 ha avuto ragione anche nella rielezione di Obama. Il segnale e il rumore (Fandango) è il primo libro del blogger e statistico americano. LEGGI L'ESTRATTO

di Nate Silver

Quasi tutte le previsioni che pubblico, sia che riguardino la politica o altri campi, sono probabilistiche. Invece di sputare fuori un solo numero affermando di sapere esattamente cosa accadrà, articolo un raggio di possibili risultati. Il 2 novembre 2010 per esempio la mia previsione su quanti seggi potessero ottenere i Repubblicani alla Casa Bianca era grosso modo come vedete nella figura 2-3.
Il raggio di risultati più probabile, da coprire circa la metà di tutti i casi possibili, era che i Repubblicani ottenessero fra 45 e 65 seggi (alla fine ne ottennero 63). Ma c’era anche la possibilità che i Repubblicani ne vincessero 70 o anche 80 (senza arrivare ai 100 seggi pronosticati da Dick Morris). Di contro c’era anche la possibilità che i Democratici ottenessero seggi a sufficienza per mantenere la Camera. L’ampia distribuzione dei risultati rappresenta l’espressione più onesta dell’incertezza del mondo reale. La previsione venne costruita a partire da previsioni individuali su ciascuno dei 435 seggi della Camera e un numero incredibilmente elevato di quelle competizioni sembravano molto vicine. Come effettivamente accadde, un notevole numero di quei 77 seggi venne deciso con uno scarto di una sola cifra. Se i Democratici avessero battuto le loro previsioni di solo un paio di punti nei distretti più competitivi, avrebbero potuto facilmente mantenere la Camera. Se i Repubblicani invece avessero fatto l’opposto avrebbero potuto ottenere un risultato davvero straordinario. Un piccolo cambiamento nell’ondata politica avrebbe potuto provocare degli effetti significativamente diversi, sarebbe stato perciò oltremodo stupido fissare un numero esatto. Questo principio probabilistico viene mantenuto anche quando faccio delle previsioni sul risultato di una singola competizione. Quanto è probabile che il candidato vinca, ad esempio, se si trova ad avere 5 punti di vantaggio nei sondaggi? Questo è il genere di domande a cui FiveThirtyEight cerca di rispondere.

2-3: PREVISIONI PER LA CAMERA FATTE DA FIVETHIRTYEIGHT, 2 NOVEMBRE 2010

La risposta dipende in modo significativo dal tipo di competizione in cui il candidato è coinvolto. Nelle votazioni più si va in profondità, più i sondaggi tendono a essere vaghi: quelli sulla Camera tendono a essere meno precisi di quelli sul Senato che a loro volta sono meno accurati di quelli delle elezioni presidenziali. Anche i sondaggi sulle primarie sono decisamente meno affidabili di quelli sulle elezioni politiche in generale. In occasione delle primarie democratiche del 2008 i sondaggi erano in media fuori di circa 8 punti, molto più di quanto implicasse il loro margine di errore.

Il problema con le primarie Repubblicane del 2012 poteva essere anche peggio. Infatti in molti degli stati maggiori, inclusi Iowa, South Carolina, Florida, Michigan, Washington, Colorado, Ohio, Alabama e Mississippi il candidato che era in vantaggio fino a una settimana prima delle elezioni alla fine perse. Man mano che ci si avvicina al giorno dell’elezione i sondaggi diventano sempre più precisi.

La tabella 2-4 presenta alcuni dei risultati presi da una versione semplificata del modello di previsione di FiveThirtyEight per il Senato che utilizza dati dal 1998 al 2008 per inferire le probabilità che un candidato vinca sulla base della grandezza del suo vantaggio nella media dei sondaggi. Un candidato al Senato con cinque punti di vantaggio il giorno prima dell’elezione, per esempio, storicamente ha vinto l’elezione il 95% delle volte, praticamente un risultato sicuro, anche se i giornalisti descriveranno sicuramente la competizione come un “testa a testa”. Al contrario, un vantaggio di 5 punti un anno prima delle elezioni si traduce solo in un 59% di probabilità di vittoria, poco più del lancio di una moneta.

2-4: PROBABILITÀ DI VITTORIA DI UN CANDIDATO AL SENATO IN BASE AL VANTAGGIO NELLA MEDIA DEI SONDAGGI 80 IL SEGNALE E IL RUMORE VANTAGGIO

Il modello che utilizzo per FiveThirtyEight deve molto del suo valore a tabelle di questo tipo. È un modo molto semplice di guardare a un’elezione, vedere quale candidato è in vantaggio in tutti o nella maggior parte dei sondaggi e stabilire se è il favorito per la vittoria (e con alcune eccezioni questo presupposto si rivela corretto). Quello che diventa molto più complicato è determinare esattamente quanto è più favorito. I nostri cervelli, legati a certi schemi, sono sempre in cerca di un segnale chiaro, quando invece dovremmo apprezzare quanto siano rumorosi i dati. Sono cresciuto allenato a questo tipo di pensiero perché il mio background si basa sull’esperienza di due discipline, lo sport e il poker, nelle quali bisogna vedere praticamente tutto almeno una volta. Giocate mani di poker a sufficienza e riuscirete ad avere la vostra dose di scale reali partendo da un full. Anche gli sport, il baseball in particolare, sono pieni di eventi con poche probabilità di accadere. I Boston Red Sox non riuscirono a vincere i playoff nel 2011 nonostante a un certo punto avessero il 99,7% di possibilità di riuscita, anche se non avrei niente da ridire se qualcuno reclamasse dicendo che le normali leggi della probabilità non si applicano quando si tratta dei Red Sox o dei Chicago Cubs.

I politici e gli osservatori politici, comunque, trovano questa mancanza di chiarezza irritante. Nel dicembre del 2010, un democratico membro del congresso mi chiamò poche settimane prima delle elezioni. Rappresentava un distretto democratico piuttosto sicuro della West Coast, ma considerato quanto stavano andando bene i Repubblicani quell’anno, era preoccupato di perdere il suo posto. Quello che voleva sapere era esattamente che grado di incertezza ci fosse nelle nostre previsioni. Le nostre stime gli garantivano al miglior grado di approssimazione il 100% di probabilità di vittoria. Ma il 100% in realtà significava 99% o 99, 99% o 99,9999%? Se si trattava dell’ultimo caso, una probabilità su 100.000 di perdere, allora era disposto a donare i fondi della sua campagna a dei candidati in altre aree più vulnerabili ma non era disposto ad assumersi il rischio di 1 possibilità su 100.

I partiti politici, nel frattempo, potrebbero interpretare male il ruolo dell’incertezza in una previsione, la vedono più che altro come un modo per diversificare le scommesse o trovare una scusa nel caso la previsione sia sbagliata. E l’idea non è esattamente questa. Se la previsione dice che un membro del congresso in carica ha il 90% di possibilità di vincere la sua rielezione, questo implica che ha anche la possibilità di perderla il 10% delle volte28. Una buona previsione prende in considerazione che entrambe queste possibilità diventeranno vere nel lungo periodo.
Per gentile concessione dell'editore © 2013 Fandango libri.

Tratto da Nate Silver, Il segnale e il rumore. Arte e scienza della previsione, Fandango Libri, pp.670, euro 24,50

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