Uno dei leader di piazza Tien An Men si racconta a SkyTG24

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Il dissidente cinese Wuer Kaixi lotta dal 1989 per la libertà e la giustizia. "Che razza di Paese è uno che tiene in prigione un Nobel per la Pace?" si chiede a proposito della detenzione di Liu Xiaobo. L'INTERVISTA

"Non vedo la mia famiglia da 24 anni. E’ più del tempo che ho vissuto in Cina. Voglio vederli, anche se il nostro incontro dovesse avvenire in una prigione". Parla così il dissidente cinese Wuer Kaixi, uno dei leader della protesta che culminò nella sanguinosa repressione del maggio 1989 di Tien An men. Vive da anni in esilio. SkyTG24 lo ha incontrato in Italia dove ha partecipato alla XX edizione della "marcia per la giustizia" di Agliana-Quarrata in Toscana.

15 aprile-4 giugno 1989, le proteste di piazza Tien An men - "La grande svolta dell’89, la fine del comunismo, era iniziata da noi ma alla fine la Cina è rimasta fuori -  racconta Wuer Kaixi - Una sconfitta, certo, ma anche una vittoria. Da allora il governo ha capito che può essere apertamente sfidato e ha fatto un patto con la popolazione: progresso economico e ricchezza individuale in cambio di rinuncia ad ogni rivendicazione sui diritti umani. Il patto ha funzionato ma ha indebolito il partito e rafforzato il popolo. I cinesi oggi hanno meno fiducia nel governo e più fiducia nella loro forza. Credetemi, la libertà è un bene contagioso come lo è il coraggio".

La detenzione di Liu Xiaobo è una vergogna - Wuer Kaixi, che vive in esilio da anni, è tra l'altro il fondatore dell'associazione amici di Liu Xiaobo, il premio Nobel per la Pace che dalla fine del 2008 sta scontando una condanna a 11 anni di reclusione inflittagli per "istigazione alla sovversione". "E' una vergogna - afferma senza mezzi termini - Una vergogna per la Cina e per il mondo intero".

Ritorno a Tien An men - "Non posso entrare nei dettagli - aggiunge - ma in occasione del 25esimo anniversario lanceremo una mobilitazione di massa, la chiameremo 'ritorno a Tienanmen'. Non posso dire altro al momento ma anche io ci sarò e non solo per Tienanmen". Un ultimo commento, infine, va all'uomo simbolo della protesta: quell'uomo che nell'89 ha sfidato i carri armati che marciavano nella piazza più grande di Pechino armato solo dal due buste della spesa. "Tutti vorrebbero sapere chi fosse, ma nessuno lo ha mai scoperto ed è un bene che sia così. Significa che si è salvato e vive libero. E’ stato e resterà sempre un simbolo di eroismo".

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