Il racconto di Quirico: “Io tra bombe, fughe, umiliazioni”

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Il giornalista ripercorre in un articolo su La Stampa i 5 mesi di prigionia. “Mi hanno venduto ai briganti, credevo mi avrebbero ucciso. Mi hanno trattato come una bestia. La Siria è il Paese del male”. Ieri il ritorno a casa e l’abbraccio con la famiglia

"La notte era dolce come il vino: l'8 aprile ad al Qusayr, Siria, per raccontare un altro capitolo della guerra siriana, dove la Primavera della rivoluzione sembrava poter durare per sempre e capovolgere il mondo. E invece sono stati 152 giorni di prigionia, piccole camere buie dove combattere contro il tempo e la paura e le umiliazioni, la fame, la mancanza di pietà, due false esecuzioni, due evasioni fallite, il silenzio; di Dio, della famiglia, degli altri, della vita. Ostaggio in Siria, tradito dalla rivoluzione che non è più ed è diventata fanatismo e lavoro di briganti. L'ostaggio piange e qui tutti ridono del suo dolore, considerato come prova di debolezza". Comincia così l'articolo in cui martedì 10 settembre su La Stampa l'inviato del quotidiano torinese appena liberato Domenico Quirico racconta la sua prigionia in Siria.

“La Siria - scrive Quirico – è il Paese del Male; dove il Male trionfa, lavora, inturgidisce come gli acini dell'uva sotto il sole d'Oriente. E dispiega tutti i suoi stati; l'avidità, l'odio, il fanatismo, l'assenza di ogni misericordia, dove persino i bambini e i vecchi gioiscono ad essere cattivi. I miei sequestratori pregavano il loro Dio stando accanto a me, il loro prigioniero dolente, soddisfatti, senza rimorsi e attenti al rito: cosa dicevano al loro Dio?". E confessa: “Mi hanno trattato come una bestia. Mi hanno venduto a dei briganti islamici. Mangiavo i loro avanzi. Ho provato a scappare per ben due volte e mi hanno racciuffato e picchiato”.

Quirico ha fatto ritorno nella sua Govone, in provincia di Cuneo, nella serata del 9 settembre, dopo esser stato ascoltato in Procura a Roma per più di tre ore e dopo aver salutato la redazione torinese del suo giornale. E’ stato accolto da un lungo applauso dalla sua gente. "Finalmente sono a casa. Sono commosso e ringrazio tutti", ha detto il giornalista prima di entrare con la moglie e riabbracciare le figlie, Metella ed Elisabetta, che non vedeva da 152 giorni. “Devo ritrovare la vita che ho perduto in questi giorni”.

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