Siria, Ban Ki Moon frena Obama: attacco solo con ok dell'Onu

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Il segretario delle Nazioni Unite: "Un intervento può causare nuovi problemi". Il presidente Usa: "Il Congresso darà il via libera". Leader repubblicani pronti ad appoggiarlo. Test missilistico nel Mediterraneo da parte di Israele e Washington

Il presidente statunitense Barack Obama vuole tempi rapidi dal Congresso per l'uso della forza in Siria e il Congresso accelera verso il via libera, con lo speaker della Camera, il repubblicano John Boehner, che si schiera con il presidente.
In partenza per il G20 di San Pietroburgo - un vertice che si annuncia complicato, con Vladimir Putin pronto a ribattere duramente e punto su punto alle posizioni Usa - Obama spiega che l'azione militare sarà "limitata e proporzionata" e che i raid contro le postazioni siriane non saranno un messaggio solo contro Assad, ma anche contro tutti coloro che, nel mondo, si schierano contro le regole internazionali.
Poco dopo il segretario generale delle Nazioni unite, Ban Ki-moon, è parso però porre in dubbio la legalità dei piani Usa senza l'approvazione Onu, affermando che l'uso della forza è legale soltanto in caso di auto-difesa o dopo l'autorizzazione del Consiglio di sicurezza. Ban ha detto anche che, se gli ispettori delle Nazioni unite confermeranno l'uso di armi chimiche nel Paese mediorientale, il Consiglio di sicurezza, in stallo a causa delle divisioni sul conflitto siriano, dovrebbe superare le divergenze e intervenire.
Intanto, un test missilistico è stato condotto da Israele e Stati Uniti nel Mediterraneo. Per più di un'ora si è pensato all'avvio di un attacco contro il regime siriano ma il Pentagono ha poi precisato che il lancio di una versione aggiornata del missile Ankor Kahol (lancia blu) non è collegato al conflitto siriano. Era stata Mosca ad allertare sul lancio di due oggetti "balistici" registrati dai suoi radar di Armavir.
Sul fronte umanitario arrivano i dati drammatici dell'Onu: il numero dei profughi nel conflitto ha superato la quota di due milioni.

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