Siria, Mosca frena gli Usa. Vaticano teme conflitto mondiale

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Rasmussen (Nato): "Certi dell'uso di armi chimiche". I l ministro degli Esteri russo: il materiale mostrato "non contiene nulla di concreto". Bonino: la messa in guardia della Chiesa va ascoltata. Letta: "La Russia valuti la buona volontà degli Usa"

La tensione internazionale sulla Siria resta alta, nonostante il presidente americano Barack Obama abbia legato un possibile attacco militare alla decisione del Congresso. In un'intervista televisiva il segretario di stato John Kerry ha ribadito che gli Usa hanno in mano le prove dell'uso del gas sarin da parte del regime di Damasco. Prove che non sembrano però convincere la Russia. "Ci hanno mostrato alcuni materiali che non contengono nulla di concreto e che non ci convincono. Non ci sono né mappe geografiche né nomi. Inoltre ci sono molte incongruenze, restano moltissimi dubbi" dice il ministro degli Esteri Lavrov.
E con un'intervista a Le Figaro anche il presidente siriano è tornato a sfidare Stati Uniti e Francia. Obama e Hollande "sono stati incapaci di fornire le prove alle loro nazioni" di un attacco chimico da parte dell'esercito siriano, ha affermato Assad, che si chiede anche "dove è la logica" del fatto che la Siria debba usare le armi di distruzione di massa "nella sua stessa area" ferendo anche dei suoi soldati.

La Nato si schiera con gli Usa - Intanto anche la Nato si schiera a favore di Washington: "Sono certo - ha detto il segretario generale Rasmussen - che non solo ci sia stato un attacco con armi chimiche ma anche che il governo siriano sia responsabile". Nel dibattito internazionale interviene anche il premier Enrico Letta, che ha detto di augurarsi che al G20 "la presidenza russa tenga conto del gesto di buona volontà del presidente Usa Obama" e che si faccia di tutto per "fare passi avanti verso una soluzione politica", mentre il ministro degli Esteri Emma Bonino definisce un "trionfo della democrazia" la scelta della Casa Bianca e invita ad ascoltare l'allarme lanciato dal Vaticano sul "rischio di un conflitto mondiale".

Lavrov: "Non ci convince" - "Non ci sono fatti, ci sono semplicemente dichiarazioni che loro sanno per certo", ha aggiunto Lavrov. "E quando voi chiedete delle conferme più dettagliate - ha proseguito - loro dicono che è tutto segreto e che per questo non possono farci vedere: vuol dire che non vi sono elementi per la cooperazione internazionale". "Anche quello che ci hanno fatto vedere in precedenza e ultimamente i nostri partner americani, come pure quelli britannici e francesi, non ci convince assolutamente", ha aggiunto.

Vaticano: "Si rischia conflitto mondiale" - "La via di soluzione dei problemi della Siria non può essere quella dell'intervento armato. La situazione di violenza non ne verrebbe diminuita. C'è, anzi, il rischio che deflagri e si estenda ad altri Paesi". Lo
afferma il segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace il vescovo salesiano Mario Toso, che ha commentato alla Radio Vaticana l'appello del Papa perché sia evitato l'intervento militare. "Il conflitto in Siria – spiega monsignor Toso - contiene tutti gli ingredienti per esplodere in una guerra di dimensioni mondiali e, in ogni caso, nessuno uscirebbe indenne da un conflitto o da un'esperienza di violenza".
Nella stessa giornata Papa Francesco, già intervenuto domenica 1 settembre sulla Siria, ha pubblicato questo messaggio su Twitter:


La portaerei Nimitz verso il Mar Rosso - Intanto la marina militare americana continua nelle sue operazioni di "accerchiamento" della Siria. Alla portaerei a propulsione nucleare 'Uss Nimitz' e alla sua squadra navale, comprendente quattro cacciatorperdiniere e un incrociatore, è stato dato ordine di fare  rotta dall'Oceano Indiano verso ovest, attraversando il Mare Arabico in direzione del Mar Rosso: lo hanno riferito fonti riservate del Pentagono, secondo cui per il momento non e' previsto che sia loro ordinato di raggiungere il Mediterraneo orientale, in vista dell'annunciato intervento militare contro il regime siriano, ma è stato comunque deciso di far avvicinare il gruppo al teatro operativo qualora fosse "necessario" farvi ricorso. "Cerchiamo di ridurre tempo e spazio in modo da poter essere pronti in caso di bisogno", hanno spiegato le fonti. Al largo della costa della Siria già incrociano altri cinque cacciatorperdiniere Usa armati di missili da crociera, da utilizzare per l'attacco. Di recente vi è stato fatto aggiungere anche un mezzo anfibio.

Mario Mauro: "Trovare soluzione politica"
- Dal ministro della difesa italiano Mario Mauro arriva intanto l'invito a trovare una soluzione politica. "Credo che lo abbia fatto il Parlamento britannico, assumendosi la responsabilità di un voto che va in questa direzione - ha spiegato da Torino - e ancor più lo ha fatto il presidente americano che, nonostante abbia prerogative chiare rispetto alla possibilita' di impegnare in un intervento armato il proprio paese, ha preferito rimettersi nel dialogo con il congresso all'eventualità di altre opportunità". "Credo quindi", ha aggiunto Mauro, "che ci sia in corso una sorta di contagio di ragionevolezza, che non può fare che bene alla comunità internazionale, fermo restando che l'utilizzo di armi chimiche rimane un crimine gravissimo contro l'umanità". Secondo il ministro la politica ha il compito "di sperimentare prima e senza dubbi e con forte determinazione, un'opportunità di convivenza civile per i popoli".

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