Siria, Obama: "Pronto all'attacco ma chiederò al Congresso"

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Il presidente Usa annuncia che gli Usa "devono intervenire militarmente", ma spiega che la decisione sarà sottoposta al voto del Parlamento, non prima del 9 settembre. La Siria: "Abbiamo il dito sul grilletto"

Gli Stati Uniti sono pronti all'attacco in Siria, ma la decisione finale spetterà al Congresso. Barack Obama scioglie le riserve sulla questione siriana e in una conferenza stampa nel Giardino delle rose della Casa Bianca (VIDEO) annuncia: "Gli Usa devono intervenire militarmente. Siamo pronti ad attaccare in qualunque momento: tra un giorno, tra una settimana, tra una mese. Le atrocità di Damasco non vanno solo indagate, ma affrontate".

Non passerà al Consiglio di Sicurezza dell'Onu - "Ritengo di avere il potere di ordinare un attacco senza l'autorizzazione, ma credo che sia necessario avere un dibattito", ha detto il presidente Obama aggiungendo di aver parlato con i leader al Congresso che metteranno in agenda un dibattito e un voto alla riapertura dei lavori. Lo speaker della Camera dei Rappresentanti Usa John Boehner ha detto che l'assemblea discuterà della possibile azione militare in Siria nella settimana che inizia il 9 settembre. Infine Obama, nel dirsi certo dell'uso di armi chimiche da parte del regime di Assad, ha spiegato che la decisione non passerà dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu che è "completamente paralizzato e non vuole affrontare Assad". Fonti della Casa Bianca hanno fatto trapelare che Obama porterà la questione siriana al G20 della prossima settimana a San Pietroburgo.

La reazione di Cameron e Hollande - "Comprendo e sostengo la posizione di Barack Obama sulla Siria", ha scritto il premier britannico David Cameron su Twitter. Obama nel suo discorso alla Casa Bianca sull'intervento in Siria ha definito la Gran Bretagna "il nostro alleato più stretto". Il presidente francese Francois Hollande sembra l'unico alleato occidentale rimasto al fianco di Washington. Nel corso di una telefonata avvenuta poco prima del discorso di Obama (che ha causato un ritardo di 45 minuti sull'attesa conferenza stampa), ha ribadito al presidente Usa la sua determinazione a punire la Siria.

Siria: "Abbiamo il dito sul grilletto" - Dalla Siria arrivano invece parole di sfida all'amministrazione Usa. Il primo ministro di Damasco Wael al-Halqi ha avvertito che l'esercito lealista è "pienamente pronto" a fronteggiare un eventuale intervento militare straniero, e che anzi "tiene il dito sul griletto per affrontare qualsiasi sfida o scenario vorrà attuare" il nemico, ha aggiunto il premier in una nota, citata dalla televisione di Stato.

La forza navale resta nel Mediterraneo - In attesa della decisione del congresso Usa, l'intera forza navale dispiegata dagli Stati Uniti  continuerà ad incrociare nel Mediterraneo orientale. Si tratta di cinque cacciatorpedinieri, ognuno dei quali è armato con decine di missili Tomahawk, e una unità anfibia da trasporto inviate in zona - oltre ad un imprecisato numero di sottomarini, di cui la Difesa non da mai indicazioni sugli spostamenti.1

Gli ispettori hanno concluso l'indagine - Gli ispettori delle Nazioni Unite hanno intanto lasciato la Siria, al termine della missione per indagare sull'attacco chimico del 21 agosto a est di Damasco. Il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon farà un briefing col capo degli ispettori nella giornata di domenica. Per avere i risultati dei test sui campioni prelevati, però, potrebbero essere necessarie fino a tre settimane.

Il premier italiano Enrico Letta ha invece assicurato che "al G20 di San Pietroburgo faremo di tutto perché si trovi una soluzione politica al dramma siriano, che ha già prodotto un numero intollerabile di vittime e di profughi". E ha ribadito che l'Italia non interverrà senza l'avallo dell'Onu. "Comprendiamo l'iniziativa di Stati Uniti e Francia, alla quale però, senza le Nazioni Unite, non possiamo partecipare".

Polemiche internazionali - Angela Merkel ha attaccato Russia e Cina, accusandole di aver indebolito il ruolo dell'Onu impedendo che si raggiungesse una posizione comune sulla Siria nel Consiglio di sicurezza. Putin ha invece chiesto che gli "Usa mostrino prove di armi chimiche. Se non lo faranno vuol dire che non c'è nessuna prova". Intanto l'Iran ha annunciato di essere pronto a difendere Damasco da ogni aggressione.

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