Wikileaks, Manning condannato a 35 anni di carcere

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Il soldato americano era già stato riconosciuto colpevole di aver passato centinaia di migliaia di file segreti del Dipartimento di Stato statunitense al sito di Assange, che però parla di "vittoria strategica"

La 'talpa' di Wikileaks, il soldato Bradley Manning, è stato condannato a 35 anni di carcere per aver passato al sito di Julian Assange centinaia di migliaia di file segreti del Dipartimento di Stato e del Pentagono.
Manning, sulla cui colpevolezza si era già espressa la Corte, rischiava fino ad un massimo di 90 anni, anche se la procura ne aveva chiesto 60.  Il soldato è stato anche congedato con disonore dall'Esercito.

Pena più lieve di quanto chiesto dall'accusa - Il giudice della corte marziale, il colonnello Denise Lind, lo aveva riconosciuto colpevole lo scorso mese di 20 capi di imputazione, tra cui spionaggio e furto, ma non dell'accusa più grave di "connivenza con il nemico", per cui avrebbe rischiato l'ergastolo. La pena è piuttosto lieve se si considera la richiesta della procura di "dare un esempio", pensando al nuovo caso dell'Nsagate e alla sua talpa, Edward Snowden. La pena totale sarà anche ridotta di oltre 3 anni perché Manning è già in custodia cautelare dal 2010.

Wikileaks: "Vittoria strategica"
- Wikileaks, il sito fondato da Julian Assange, valuta in un tweet la condanna di Manning come "un'importante vittoria strategica". Secondo il sito, infatto nonostante l'apparente pesantezza della sentenza il 25enne "ora potrà chiedere il rilascio in meno di 9 anni". Il calcolo si basa sul fatto che Bradley ha già scontato 3 anni e mezzo di prigione e potrà chiedere la libertà condizionata dopo aver scontato un terzo della pena. Una prospettiva ben più rosea dei  90 anni di carcere che, secondo gli osservatori, rischiava sulla base dei capi di imputazione di cui Manning era stato trovato colpevole lo scorso 30 luglio. E anche dei 60 chiesti dai procuratori militari nei  giorni scorsi.



Mosca: "Pena ingiustificatamente dura" - Una vicenda che fatto riesplodere anche la tensione tra Washington e Mosca, che oggi puntuale attacca gli Stati Uniti definendo i 35 anni a Manning, una pena "ingiustificatamente dura", esempio di "un doppio standard" in tema di diritti umani. Accuse pesanti a carico di Barack Obama, a cui sia Amnesty International, sia i legali di Manning, chiedono un atto di clemenza presidenziale. Insomma, il presidente americano resta ancora nell'occhio del ciclone, alla ricerca di un punto d'equilibrio tra tutela della sicurezza nazionale e privacy dei cittadini. Obama ne è consapevole, visto che poche settimane fa ha annunciato una riforma che garantisca più trasparenza nell'operato del Nsa e del suo programma di sorveglianza. Un cambio di passo necessario, anche alla luce della notizia pubblicata dal Wall Street Journal, secondo cui sempre la Nsa ha la capacità di raggiungere circa il 75% di tutte le comunicazioni via internet statunitensi, nel suo lavoro di indagine sulle "intelligence" straniere.

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