Caso Abu Omar, ex agente Cia chiederà la grazia a Napolitano

1' di lettura

Robert Seldon Lady, ora negli Usa, è stato condannato a 9 anni per il rapimento dell'imam egiziano. "Vi chiedo scusa, vorrei vivere nel nostro Paese", dice tramite il suo legale intervistato da La Stampa. Presto inoltrerà una richiesta di clemenza

Robert Seldon Lady, l'ex agente  della Cia, già a capo della sede di Milano, condannato per aver organizzato il rapimento di Abu Omar, ora "in un posto sicuro negli  Usa", è pronto a chiedere la grazia al Presidente della Repubblica  Giorgio Napolitano e a tornare a vivere in Italia. Lo rivela in un'intervista alla 'Stampa' il suo avvocato Tom Spencer, che anticipa: "Il suo messaggio arriverà presto, avremmo già dovuto farlo da tempo. Conterrà le scuse agli italiani per essere stato al centro di una vicenda che ha provocato tensioni fra due Paesi molto amici".

Perché questo passo? "Bob ama l'Italia - spiega il legale - E'  devastato, depresso e dispiaciuto da quanto è successo. Con la moglie aveva pianificato di restare a viverci in pensione ma il caso Abu Omar ha distrutto la sua vita: è stata una delle tante operazioni  pericolose a cui Bob ha partecipato, per proteggere i cittadini  italiani e americani" anche se l'avvocato ammette che "la gestione della vicenda è stata tragica".

Per Tom Spencer, quello contro l'ex agente della Cia "è stato un processo politico, non giudiziario. E questo vale per tutti gli agenti coinvolti. La grazia è l'unica via d'uscita possibile, anche per l'ex capo dei servizi segreti italiani Pollari. Gli eventi sono successi quando Berlusconi e Bush erano al potere - ricorda il legale  - Il procuratore sapeva che gli imputati non potevano difendersi, ma allora qual era il suo proposito? Diciamo che ha fatto capire molto bene il suo punto...". In ogni caso, "Bob non ha agito di testa sua, la verità è l'opposto di quanto si è saputo".

Già lo scorso aprile Giorgio Napolitano ha concesso la grazia a Joseph Romano, un agente Cia coinvolto nel rapimento dell'Imam egiziano. L'atto di clemenza era stato motivato da "un cambio di rotta nella strategia americana".

Leggi tutto