Ancora sangue in Egitto, uccisi 38 Fratelli musulmani

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Sostenitori di Morsi hanno marciato al Cairo, nonostante la Fratellanza avesse annullato il corteo. Strage di islamisti, dopo l'arresto di alcuni dimostranti. I militari: "Nel Paese c'è posto per tutti". L'Ue: "Non c'è alternativa al dialogo"

Resta alta la tensione in Egitto dopo gli scontri dei giorni scorsi (lo speciale) e lo sgombero di sabato 17 agosto della moschea al Fatah occupata dai pro-Morsi. I sostenitori del deposto presidente Morsi hanno mantenuto anche oggi 18 agosto la promessa di tornare in piazza, pur annullando alcuni cortei per motivi di sicurezza e decidendo di lambire solamente i centri strategici e del potere, presidiati massicciamente dai militari e "miliziani", i giovani civili armati di bastone che affiancano i soldati e che, teoricamente sarebbero stati dichiarati fuori legge dal governo ad interim.

38 Fratelli musulmani uccisi - E almeno 38 Fratelli musulmani sono stati uccisi dalle forze di sicurezza egiziane, dopo l'assalto d'un gruppo di Fratelli a un convoglio che stava trasferendo in carcere 45 dimostranti islamici arrestati. Secondi altre fonti, l'eccidio sarebbe avvenuto non durante un trasferimento ma già all'interno del carcere nell'ambito di una "sommossa".

Nelle ultime 24 ore arrestati oltre 1000 militanti islamici - Sono più di mille finora i manifestanti islamici arrestati dopo gli scontri di venerdì 17 agosto a piazza Ramses; oltre 400 sono accusati formalmente di omicidio. Per loro le autorità hanno disposto 15 giorni di carcerazione preventiva.

La Ue: rivedremo i rapporti con l'Egitto - E mentre la situazione resta incandescente, l'Unione europea mette in guardia da un'escalation che avrebbe "conseguenze imprevedibili" e attraverso van Rompuy e Barroso dichiara che rivedrà le relazioni con l'Egitto. "Non c'è alternativa al dialogo" e "tutte le forze politiche" si devono impegnare per il futuro democratico dell'Egitto con elezioni e un governo civile, e "l'esercito deve rispettare" questo processo, sono le parole dei presidenti di Consiglio e Commissione europea.

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