Il Cairo, la polizia sgombera la moschea al Fatah

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Assalto delle forze dell'ordine all'edificio dove si erano barricati alcuni manifestanti che sostengono il presidente deposto Morsi. Il governo minaccia di sciogliere il partito dei Fratelli Musulmani. Rilasciati i giornalisti italiani fermati al Cairo

Dopo ore di assedio, la polizia ha sgomberato la moschea al Fatah, vicino Ramses Square, a Il Cairo, dove da giorni si concentra la protesta contro il governo dei militari. Le forze dell'ordine hanno iniziato a sparare dai blindati sul minareto dell'edificio. Colpi di arma da fuoco sono stati uditi anche dall'interno del luogo di culto dove da venerdì 16 erano barricati centinaia di manifestanti che sostengono il presidente deposto Mohamed Morsi. La polizia ha anche lanciato lacrimogeni all'interno dell'edificio. Alcun manifestanti, soprattutto donne, sono stati portati fuori dalla moschea scortati dalla polizia. "Aiuto, ci vogliono uccidere tutti, ci vogliono uccidere tutti" ha gridato una donna dall'interno dell'edificio in diretta sulle tv arabe.

Governo: "Sciogliere la Fratellanza Musulmana" - "Stiamo combattendo il terrorismo e il fascismo religioso", ha tuonato la presidenza egiziana poche ore dopo lo sgombero della moschea e l'annuncio dell'arresto a Giza del fratello del leader di al Qaida, Ayman al Zawahri. Mohamed al Zawahri, questo è il suo nome, è un influente esponente della jihad ispirata al salafismo. Sarebbe stato imprigionato in un carcere di massima sicurezza. Il governo intanto ha deciso di chiudere le moschee dopo l'ultima preghiera serale per evitare siano occupate dai pro-Morsi, mentre il premier ha messo sul tavolo dell'esecutivo una proposta per sciogliere la confraternita dei Fratelli musulmani. Una decisione che avrebbe effetti esplosivi e dagli esiti imprevedibili in una fase già molto critica per il governo provvisorio.

Giornalisti italiani fermati - Nel corso della giornata di sabato inoltre si è temuto per la sorte di quattro giornalisti italiani, Maria Gianniti e Sergio Ciani (di Radio Rai), Gabriella Simoni (Mediaset) e il suo operatore, Arturo Scotti. Fermati e trattenuti per tutta la giornata dalle forze dell'ordine egiziane. Stessa sorte toccate anche ad altri reporter francesi. I cronisti sono stati fermati dai militari a piazza Ramses, teatro oggi dello sgombero della moschea al Fatah occupata dalla notte scorsa da un centinaio di sostenitori di Morsi. Sono stati fermati "per garantire la loro sicurezza", hanno spiegato dopo il 'rilascio', ore interminabili in cui la 'protezione' si e' trasformata in un controllo intensivo di filmati, documentazione, telefoni. "Ci hanno bendati per portarci in un luogo con altri colleghi, sono state ore di angoscia", ha raccontato Simoni in collegamento con Studio Aperto dopo il rilascio. "Eravamo distanti dalla moschea un centinaio di metri. Abbiamo fatto il collegamento delle 13", ricorda invece Ciani. "Ci avevano gia' preso i passaporti per i controlli, poi e' arrivato un van e ci hanno portato in una struttura di polizia, dove abbiamo incontrato Gabriella", continua. "Siamo stati in una stanzetta per cinque ore, sono stati assolutamente gentili". In serata l'ambasciatore italiano al Cairo ha confermato la liberazione dei quattro italiani.

Allarme turisti - La Farnesina intanto ha sconsigliato viaggi in tutto l'Egitto; gli italiani presenti nelle località turistiche egiziane sono circa 19mila. Diversi tour operator hanno deciso di sospendere i voli in partenza per il Mar Rosso da Fiumicino e Malpensa. Dai due scali sono decollati una decina di voli senza passeggeri. Alitalia e Meridiana hanno però precisato di non aver sospeso il traffico aereo da e verso l'Egitto.

Vertice dei governi Ue -  I paesi europei sono infatti molto preoccupati dell'escalation di violenza e dovrebbero convocare un vertice straordinario all'inizio della prossima settimana. Gli Stati Uniti hanno ribadito il loro disappunto per l'uso della forza definito "letale" e tornano a fare appello alle parti in causa di porre fine alla violenza. Per tutta risposta, il governo egiziano ha diramato un comunicato in cui afferma di contrastare "un complotto terroristico".

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