Egitto, 149 morti. Proclamato lo stato di emergenza

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La polizia ha smantellato a il Cairo i presidi pro-Morsi. Per i Fratelli Musulmani le vittime sono 2000. Uccisi un cameraman e una cronista. Si è dimesso il vice presidente El Baradei. AGGIORNAMENTI

Oltre 2000 morti e 10 mila feriti, dicono i Fratelli Musulmani. Circa 149 vittime e 1400 feriti, recita invece l'ultimo bollettino del Ministero della Salute. E' ancora prematuro avere un bilancio definitivo delle vittime dell'operazione della polizia che a Il Cairo, all'alba di mercoledì 14 agosto, ha smantellato con gas lacrimogeni e colpi d'arma da fuoco i sit-in di protesta in favore del presidente destituito Mohamed Morsi nella parte orientale della capitale egiziana. Il Paese è nel caos (FOTO - VIDEO). Le violenze si sono diffuse anche a Minya e Assiut sul delta del Nilo, ad Alessandria nella costa nord, a Suez e nella provincia di Fayoum. Il governo proclama lo Stato d'emergenza, ma gli Stati Uniti si oppongono. Scatta il coprifuoco dalle 19 alle 6. Si dimette il vice presidente ad interim della Repubblica egiziana, Mohammad El Baradei.

Morti due giornalisti - Negli scontri sono morti anche un cameraman di Skynews, Mick Deane, 61 anni, e la giornalista egiziana Habiba Ahmed Abd Elaziz, cronista del giornale degli Emirati Arabi Xpress.

Sgomberati sit-in pro Morsi - Gli agenti sono entrati in azione verso le 7 di mattina, dopo l'insuccesso degli sforzi di mediazione internazionali per sciogliere il braccio di ferro tra i sostenitori di Morsi e il governo militare, che ha preso il potere il 3 luglio. A Rabaa al-Adawiya, nella parte nord est del Cairo, migliaia di dimostranti filo Morsi, accampati da sei settimane, sono stati svegliati dagli elicotteri della polizia. Un secondo campo a Nahda è stato velocemente sgomberato di prima mattina.

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