I Servizi: Quirico in mano a criminalità. Contatti in corso

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Il direttore del Dis, Giampiero Massolo, avrebbe riferito al Copasir che le trattative per la liberazione del giornalista rapito in Siria sono già avviate. Nessun canale diretto coi sequestratori di padre Dall'Oglio, scomparso ad Homs

"Cauto ottimismo" sul caso Quirico. E' quanto avrebbe espresso il direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza Giampiero Massolo a proposito dell'inviato de La Stampa scomparso a Homs, in Siria, nel mese di aprile. Secondo fonti qualificate, il responsabile dei servizi avrebbe riferito al Copasir che il giornalista sarebbe in mano ad un gruppo riconducibile alla criminalità ordinaria, con il quale ci sarebbero da tempo contatti in corso. Nessuna novità, invece, sulla scomparsa di padre Paolo Dall'Oglio: il gruppo jihadista che ha sequestrato il gesuita non avrebbe ancora stabilito "contatti diretti" con i nostri servizi.

Quirico, trattative avviate - Ricostruendo le tappe dei sequestri dei due nostri connazionali, Massolo avrebbe sottolineato che la vicenda di Quirico è meno complicata rispetto a quella di Dell'Oglio. L'inviato del quotidiano diretto da Mario Calabresi, infatti, dal 9 aprile scorso sarebbe in mano ad un gruppo riconducibile alla criminalità ordinaria, con il quale ci sarebbero già da tempo contatti in corso. La trattativa per la sua liberazione, dunque, sarebbe già avviata e non ci sarebbe alcun interesse da parte dei sequestratori ad un peggioramento della situazione attuale.

Dall'Oglio in mano ad al Qaeda - Diversa la vicenda del gesuita. I nostri servizi hanno ormai la certezza che Dall'Oglio sia in mano ad una filiale locale di al Qaeda, chiamata Emirato di Tal al Abiad e il suo sequestro sarebbe legato all'attività che stava svolgendo in Siria. Al momento si sta dunque lavorando, anche con i servizi alleati e con gli 007 siriani, per stabilire un contatto diretto con il gruppo.
Al Copasir, il direttore del Dis Massolo avrebbe riferito che l'ultimo 'contatto' con Dall'Oglio risale a sabato 27 luglio, quando il gesuita inviò una mail alla famiglia dalla città di Raqqa, nel nord della Siria. Il suo sequestro sarebbe dunque avvenuto tra domenica e lunedì, durante il viaggio verso una località sconosciuta lungo il fiume Eufrate. Secondo alcuni attivisti che lo hanno accompagnato in Siria dalla Turchia, in quel luogo Dall'Oglio avrebbe dovuto incontrare Abu Bakr al-Baghdadi, capo dello Stato islamico in Iraq e nel Levante, l'organizzazione di al Qaeda a cui è collegato il Fronte al-Nusra, principale forza jihadista dell'insurrezione siriana. Secondo le stesse fonti, il gesuita doveva negoziare il rilascio di alcuni ostaggi e una tregua nei combattimenti in corso da settimane tra jihadisti e milizie curde.

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