Wikileaks, Manning condannato, ma "non ha aiutato il nemico"

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Il militare, talpa dell'associazione, è stato scagionato dall'accusa più grave. E' però stato giudicato colpevole per 19 dei 21 capi d'accusa, tra cui 5 per spionaggio. Rischia di trascorrere tutta la vita in prigione. Assange lo esalta: "E' un eroe"

Il soldato Bradley Manning, la talpa di Wilileaks, è stato condannato per aver violato la legge sullo spionaggio e altri crimini molto seri. Ma è stato scagionato dall'accusa di aver "aiutato il nemico", il reato più grave e più infamante per un militare, punito con l'ergastolo. Così si è espresso il colonnello Denise Lind, la giudice che per espressa richiesta della difesa ha stabilito il verdetto della Corte Suprema di Ft. Meade, in Maryland.

Manning, reo confesso per reati che da soli valgono almeno la pena di 20 anni di detenzione, rischia comunque molto grosso. Le 19 condanne accumulate su 21 capi d'accusa illustrati dalla procura prevedono un massimo della pena pari a 136 anni di detenzione: in assenza di un improbabile provvedimento di grazia finirà i suoi giorni in carcere. Ora si dovrà aspettare qualche settimana per avere il conteggio finale degli anni di galera inflitti a Bradley Manning. Da mercoledì inizia la "sentencing phase" del processo, durante la quale sono previste circa venti testimonianze da parte dell'accusa e della difesa. Quindi, al termine di queste udienze che possono durare anche settimane, si avrà la sentenza finale.

Un processo che ha diviso l'America - La sentenza è giunta tre anni dopo l'arresto di colui che ha provocato la fuga di notizie più grande della storia Usa, oltre 700 mila documenti resi noti online. E che secondo molti rappresenta un precedente molto importante per la vicenda di Edward Snowden, un'altra "talpa" che ha sconvolto e continua a impensierire l'intelligence Usa. Finisce così un processo durato un mese, di forte significato politico, accompagnato da feroci polemiche tra chi definiva Bradley "un traditore" e chi un "eroe", magari ingenuo, ma mosso dalle migliori intenzioni.

Sentenza simbolica - Nonostante la pena prevista potrebbe essere molto alta, la sentenza rappresenta una vittoria simbolica di grande rilievo per i sostenitori di Manning e di chi difende l'utilità di rivelare segreti: una sua eventuale condanna per l'accusa gravissima di "aiding the enemy" avrebbe sancito il principio secondo cui chiunque riesca a entrare in possesso e diffondere pubblicamente informazioni riservate, magari anche esponenti della stampa, vada punito dalla legge come un terrorista. Non a caso, ad esempio, Mark Mardell, il capo della Bbc in Nord America, assieme a tantissimi cronisti, ha sottolineato a caldo che una condanna per "intelligenza con il nemico" avrebbe avuto gravissime implicazioni future per tutti coloro il cui lavoro è dare la caccia a documenti top secret.

La reazione di Assange - Manifestazioni pro-Manning sono andate in scena in molte città americane, inclusa Washington, dove si è tenuto un sit-in davanti alla Casa Bianca. Per Julian Assange, fondatore di Wikileaks, il soldato Manning è "semplicemente un eroe". Così ha commentato con una dichiarazione dall'ambasciata ecuadoregna a Londra dove è rifugiato da giugno del 2012. La reazione ufficiale di Wikileaks è arrivata via Twitter un secondo dopo la lettura della sentenza: secondo l'organizzazione, la condanna conferma "il pericoloso estremismo dell'amministrazione Obama" in materia di sicurezza nazionale.

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