Egitto, El Baradei premier a interim

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Il premio Nobel sarebbe stato nominato a capo del governo provvisorio. Nel Paese si teme una nuova ondata di violenze. Sostenitori dei Fratelli musulmani si organizzano per rispondere alla destituzione dell'ex presidente. Ucciso un prete in Sinai

Alla fine Mohamed El Baradei ha sciolto la riserva e dopo due giorni di intense consultazioni avrebbe accettato di diventare il primo ministro del post Morsi e di fare il traghettatore verso nuove elezioni presidenziali. Una nomina che potrebbe causare nuove tensioni tra le piazza a favore e contro Morsi che continuano a essere piene di manifestanti.

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Trentasette morti negli scontri - Il presidente ad interim egiziano Adly Mansour ha messo a posto la prima casella della road map delineata tre giorni fa, dopo la deposizione di Mohamed Morsi, ma i cui contenuti sono ancora tutti da definire, a partire dalla durata della transizione, al calendario degli appuntamenti elettorali. Prima di accettare, El Baradei ha chiesto di avere "piene prerogative" e il suo compito sarà di formare un governo di coalizione "inclusivo", anche se la Fratellanza ha nuovamente respinto oggi ogni apertura nei confronti del nuovo vertice 'golpista', bocciando l'incarico a El Baradei. La nomina del leader del Fronte di opposizione, accusato dalla Fratellanza di essere uomo degli Usa in Egitto, arriva nel giorno in cui il paese conta i morti, trentasette nell'ultimo bilancio, delle violenze fra pro e anti Morsi che hanno segnato il venerdì del rifiuto, organizzato dalla Fratellanza per chiedere il ritorno di quello che considera il "legittimo" presidente.

Ucciso un prete in Sinai
- Notizie allarmanti sono intanto giunte dal Sinai, sempre più una polveriera incontrollata. Dopo l'uccisione di sei poliziotti in vari attacchi venerdì, sabato un gruppo di uomini armati ha falciato un sacerdote copto davanti alla sua chiesa nei pressi del capoluogo del Sinai del Nord, el Arish. E ad elevare ulteriormente la tensione, giunge l'annuncio della formazione di un nuovo gruppo jihadista, Ansar al Shariah, che minaccia la violenza per imporre la sharia e condannando le deposizione del presidente della Fratellanza.

Fatwa a sostegno di Morsi
- A sostegno di Morsi è arrivata anche una fatwa lanciata dal religioso sunnita Youssef al-Qaradawi, uno dei più importanti di tutto il Medio Oriente. Qaradawi, capo del Consiglio europeo della fatwa e della ricerca, ha esortato gli egiziani a stare con Morsi e ha chiesto il ritiro dell'esercito dalla scena politica. Il religioso ha aggiunto che buona parte dell'Universita' al-Azhar, la più importante istituzione musulmana, è della stessa idea.

Le piazze continuano a restare piene
- La nomina di El Baradei, al termine di due giorni di boatos secondo i quali l'ex capo dell'Aiea aveva anche rinunciato alla proposta per puntare alle presidenziali, è il primo passo nella difficile e delicata transizione messa in moto dalla deposizione di Morsi. Uno dei primi passi del nuovo premier sarà quello di allentare la tensione, sempre presente, fra le due piazze, quella degli anti Morsi e quella della Fratellanza, che si sono riunite nuovamente oggi. La Fratellanza ha fatto sapere che continuerà a presidiare la piazza davanti alla moschea di Rabaa el Adaweya fino a quando Morsi non ritornerà al suo posto anche se le prime mosse del presidente ad interim fanno capire che per Morsi si tratta di una strada ormai senza ritorno. Secondo alcune fonti - citate da al Ahram online - i vertici della Confraternita hanno cominciato a capirlo e stanno usando la pressione della piazza e anche le violenze, come quelle della scorsa notte, per assicurare salvacondotti per i propri leader.

Indagini sui vertici della fratellanza - Nel frattempo la procura ha avviato le indagini contro tre dei massimi esponenti della Fratellanza, fra i quali il potente numero due della confraternita Khairat el Shater, accusati di avere incitato alla violenza che ha portato all'uccisione di otto persone nell'assalto al quartier generale della confraternita al Cairo, all'inizio della settimana.

L'appello di Ban Ki-Moon - E mentre la tensione sale, arriva l’appello del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, che ha messo in guardia gli egiziani dal ricorrere a vendette e dall'escludere partiti e comunità dalla vita politica, dopo il colpo di stato tecnico che ha deposto il presidente islamista Mohamed Morsi. Per superare in modo pacifico l'attuale congiuntura "non c'è posto per le rappresaglie o per l'esclusione di importanti partiti o comunità", ha avvertito il numero uno del Palazzo di Vetro, citato dal portavoce dell'Onu, Farhan Haq.
Ban ha spiegato di seguire "con crescente preoccupazione" gli sviluppi della crisi egiziana, da cui arrivano "inquietanti notizie" di arresti e restrizioni della libertà di espressione e "orribili racconti di violenze sessuali". Il segretario generale dell'Onu ha chiesto alle forze di sicurezza di "proteggere i manifestanti e impedire scontri violenti" e ha invitato chi scende in piazza a farlo "in modo pacifico".  Per Ban l'Egitto è "a uno snodo critico" e deve pianificare un ritorno pacifico a un governo civile e democratico.

Vertice Bonino-Letta sull'Egitto - Proprio per parlare dell'escalation di violenza in Egitto il premier Enrico Letta ha incontrato il ministro degli Esteri Emma Bonino.

Dopo il faccia a faccia, con riferimento alla situazione in Egitto, Bonino e Letta hanno espresso "grande preoccupazione", precisando che, da parte italiana, si auspicano l'immediata fine di ogni violenza e l'avvio di una transizione rapida e inclusiva.

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