Egitto, carri armati fuori dalla tv di Stato

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Il presidente Morsi resiste e rivendica: "Le elezioni sono state libere, proteggerò la democrazia con la vita". Il quotidiano filogovernativo al-Ahram: oggi si dimette o i militari lo destituiranno. Blindati dell'esercito in piazza

Nonostante le proteste oceaniche e l'ultimatum dell'esercito, il presidente egiziano, Mohamed Morsi non molla. "Proteggerò la democrazia con la mia vita" ha detto in un discorso trasmesso in diretta tv nella notte tra il 2 e il 3 luglio. E mentre continuano le violenze in piazza, sono almeno 16 le vittime degli scontri all'università del Cairo, il Paese potrebbe essere a un passo dal colpo di Stato: secondo quanto anticipa il quotidiano filo-governativo egiziano al-Ahram, il presidente egiziano si dimetterà oggi, oppure sarà destituito dall'esercito: "Oggi cacciata o dimissioni" titola.
Verso le ore 15 i blindati dell'esercito sono stati posizionati davanti alla sede della tv di Stato, al Cairo. Lo staff, come riferito dall'emittente al-Arabiya è stato evacuato ad eccezione di quello che lavora alle dirette. Subito  dopo la scadenza dell'ultimatum dato alle forze politiche del paese per una soluzione della crisi in corso, alle 16.30 locali è atteso un comunicato dello Stato Maggiore delle Forze armate egiziane. 

Al-Ahram: Morsi si dimette o sarà destituito - La defenestrazione di Morsi, secondo il quotidiano al-Ahram, schiuderà la strada alla tabella di marcia delineata dalle Forze Armate: un processo di transizione che dovrebbe durare tra i 9 e i 12 mesi e prevede la sospensione della Costituzione e la creazione di un consiglio presidenziale ad interim, composto da tre membri, presieduto dal presidente della Corte Costituzionale, Adli Mansour. Tutti i principali quotidiani egiziani titolano sulla fine della presidenza di Mohamed Morsi: "L'Egitto ritorna oggi pomeriggio" titola Masri el Youm, giornale d'opposizione; per il governativo al Akhbar è "Il giorno della partenza" mentre al Gomhureya dedica l'intera prima pagina ad una foto dall'alto della gigantesca manifestazione a piazza Tahrir il 30 giugno col titolo "una rivoluzione in una immagine"; el Tahrir inneggia ad "un nuovo presidente dell'Egitto" e el Shurouk dice "il regime crolla". Ironica la prima pagina di el Watan di opposizione che titola "la fine di Morsi". Accanto una foto del presidente che si guarda l'orologio.

Morsi: resterò al mio posto a costo della vita - Morsi però non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro. Intervenendo in diretta alla televisione statale, il presidente egiziano si è rivolto ai connazionali per rivendicare che le elezioni del giugno 2012 in cui risultò vincitore furono "libere" e "rappresentative della volontà popolare". Il discusso esponente islamista ha quindi sottolineato come "il prezzo per preservare la legittimità" sia "la mia stessa vita". Ha inoltre ricordato di essere lui il "primo leader dell'Egitto democraticamente eletto", e di operare "sulla base della sola legittimità conferitagli dalla Costituzione": legittimità, ha aggiunto, che costituisce "l'unica garanzia" possibile contro il divampare di un "conflitto intestino".

L'esercito: pronti al sacrificio per il popolo - Di diverso parere l'esercito egiziano che in un comunicato intitolato 'Le ore finali' ha giurato che l'esercito è pronto a tutto. "Giuriamo che sacrificheremo anche il nostro sangue per l'Egitto e la sua gente, per difenderla dai terroristi, dagli estremisti e dai pazzi" è quanto si legge sulla pagina Facebook del Consiglio Supremo delle Forze Armate egiziane (Scaf) egiziane, guidato dal ministro della Difesa e capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, generale Abdel Fattah al-Sisi.

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