Egitto, Morsi respinge l'ultimatum: non vado via

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Il presidente rifiuta la richiesta dell'esercito che aveva concesso alle forze politiche 48 ore per risolvere la crisi prima di imporre una road map. Telefonata con Barack Obama. E mentre proseguono le proteste, si dimette anche il ministro della Difesa

Il presidente egiziano Mohamed Morsi ha respinto l'ultimatum lanciato dalle Forze armate che ieri, lunedì 1, hanno concesso alle forze politiche 48 ore per risolvere la crisi prima di imporre l'applicazione di una road map. La decisione è arrivata nella notte tra lunedì 1 e martedì 2 luglio mentre in piazza continuavano le manifestazioni (guarda il video in alto). Nelle stesse ore c'è stata una telefonata tra il presidente e Barack Obama. Secondo quanto reso noto dalla Casa Bianca, Obama ha "sottolineato che la democrazia va oltre le elezioni. Si tratta di garantire che le voci di tutti gli egiziani vengano ascoltate e rappresentate dal governo, comprese quelle dei molti egiziani che stanno manifestanto nel Paese".

Il presidente egiziano, vicino ai Fratelli Musulmani e contestato da imponenti manifestazioni di piazza, ha assicurato che continuerà con il suo programma per arrivare ad una riconciliazione nazionale. In una nota, la presidenza ha affermato che il comunicato con cui i militari hanno dato l'ultimatum, letto in tv e alla radio dal capo di Stato maggiore Abdel Fattah al-Sisi, è equivoco e potrebbe causare confusione. La nota poi condanna qualsiasi dichiarazione che potrebbe "accrescere le divisioni" e "minacciare la pace sociale". Morsi "si consulterà con tutte le forze del Paese per assicurare un patto di cambiamento democratico e la protezione del popolo", si legge.

Intanto il presidente egiziano ha perso il ministro degli Esteri Mohamed Kamel Amr, che si è dimesso, secondo quanto riferito dall'agenzia Mena, seguendo le orme di altri cinque suoi colleghi che lunedì 1 avevano lasciato l'incarico inviando una lettera congiunta al capo del governo.

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