Snowden ancora in Russia. Ecuador: non abbiamo deciso nulla

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L'ex Cia sarebbe ancora nella zona transiti dell'aeroporto moscovita e il Senato russo lo invita a collaborare. Il padre: "Pronto a tornare a certe condizioni". Cambio di strategia di Obama: "Non manderò i jet a prendere un hacker di 29 anni"

di Raffaele Mastrolonardo

Vale la pena di intercettare un aereo di linea per consegnare alla giustizia un hacker di 29 anni? Secondo Barack Obama, no. Il presidente americano, in forte imbarazzo in queste settimane per le rivelazioni di Edward Snowden e la sua rocambolesca fuga, cambia rotta e getta acqua sul fuoco sulla vicenda. L'inquilino della Casa Bianca, in Senegal per la prima tappa di un tour africano, ha fatto sapere giovedì che l'ex dipendente della Cia non è poi così importante. Non tanto, almeno, da costringerlo a ricorrere a misure eccezionali. Si tratta solo di una questione di applicazione della legge: “E' un procedimento ordinario”, ha fatto sapere.
Intanto, secondo la Nbc il padre di Edward Snowden, in una lettera al Dipartimento Usa della giustizia, ha scritto che il figlio sarebbe pronto a tornare negli Usa se gli venissero
offerte alcune garanzie. Tra le richieste quella di non essere incarcerato prima del processo, di poter parlare liberamente con la stampa e di poter scegliere la città in cui verràcelebrato il processo. Il padre di Snowden si dice preoccupato dalla possibilità che suo figlio possa essere manipolato da altri, tra cui Wikileaks.

L'invito del Senato Russo - Snowden intanto sarebbe ancora nella zona transiti dell'aeroporto moscovita di Sheremetevo. Lo ha confermato all'agenzia Interfax un "rappresentante" dello scalo aereo, secondo quanto riferito dall'Agi. "Non vi è conferma della registrazione di questo passeggero su voli in partenza - ha detto la fonte - si trova ancora nella zona transiti". La 'talpa' del Datagate, è stato invitato a collaborare con il parlamento russo per investigare - una volta definito il suo status legale - se società internet Usa abbiano fornito informazioni su cittadini russi al governo americano. La proposta è arrivata dal senatore Ruslan Gattarov, nominato nei giorni scorsi capo del gruppo di lavoro creato al Senato russo per indagare sulla vicenda Snowden e sull'eventuale attività di spionaggio americana ai danni di cittadini russi.

Ecuador:
"Non abbiamo ancora deciso nulla"– Snowden è dunque ancora in cerca di una destinazione finale per la sua fuga. Per bloccarlo, tuttavia, Obama ha assicurato che non andrà oltre certi limiti: “Non invierò jet per fermarlo”, ha precisato senza nominarlo e definendolo semplicemente “hacker di 29 anni” . Il destino dell'ex dipendente della Cia resta dunque incerto. L'Ecuador, Paese nel quale Snowden ha chiesto asilo politico, ha fatto sapere che valuterà la richiesta: "Non abbiamo ancora deciso nulla", ha detto il presidente Correa. Ma ha anche precisato all'agenzia Associated Press che il supposto documento di viaggio del governo di cui l'informatore sarebbe in possesso, non è valido perché emesso da una persona che non aveva l'autorità per farlo. A quanto pare il documento, di cui l'emittente di lingua spagnola Univision ha ottenuto copia, sarebbe stato rilasciato dall'ambasciata ecuadoriana di Londra, la stessa in cui è ospitato Julian Assange che ha affermato di avere aiutato Snowden a lasciare hong Kong.

Cambi di vedute? – Nell'incertezza sul suo futuro, intanto, emergono nuovi particolari sul passato di Snowden che, se confermati, mostrerebbero come le sue opinioni sulla diffusione di informazioni riservate siano cambiate radicalmente nel corso degli anni. Il magazine online ArsTechnica ha pubblicato una serie di conversazioni effettuate tra il 2007 e il 2009 su un canale chat in cui è coinvolto l'utente TrueHOOHA. Questo nickname, secondo Reuters, in passato è stato usato da Snowden. A colpire è soprattutto  una discussione a proposito di un articolo del New York Times in cui si dà conto di documenti classificati sull'Iran. Di fronte a queste rivelazioni  TrueHOOHA critica pesantemente le “fonti anonime” che hanno dato queste informazioni ("bisognerebbe sparargli nelle palle") e si rammarica di come queste fughe di notizie possano “avere mandato in fumo centinaia di milioni di dollari”.

Europa vs Stati Uniti
– Intanto, le ripercussioni del datagate, che ha rivelato l'esistenza di un esteso programma di sorveglianza elettronica condotto dal governo Usa ai danni di cittadini americani e stranieri, continuano ad estendersi. E il prossimo fronte potrebbe essere quello della privacy degli europei. Promotore, il gruppo Europe vs Facebook, famoso per avere dato vita a numerose battaglie contro il social network americano sul tema della riservatezza dei dati. Alcuni affiliati al sito hanno infatti presentato una serie di esposti alle autorità della privacy di Lussemburgo, Germania e Irlanda contro Facebook, Microsoft, Skype, Apple e Yahoo! accusate di complicità nel programma Prism. Quello che gli attivisti chiedono è, nel caso la collaborazione di queste aziende fosse provata, quale sia la posizione delle loro filiali nel vecchio continente che ricadono sotto la normativa comunitaria. In particolare, domandano alle autorità cometenti se l'eventuale trasmissione di dati su cittadini europei alle case madri non sia in contrasto con la legge Ue.

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