Brasile, il patto di Rousseff: riforme, ma stop a violenze

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La presidente si è rivolta alla nazione in un discorso tv. In risposta alle proteste della  popolazione ha offerto un piano per migliorare i servizi pubblici, la sanità e combattere la corruzione. E ha promesso: "Faremo un grande Mondiale"

Dilma Rousseff tende la mano agli indignados e promette un 'patto nazionale' per migliorare i servizi pubblici, ma chiede al movimento di protesta che da due settimane sta scuotendo il Brasile di fermare immediatamente le violenze costate la vita due persone.

Riforme in cambio di stabilità - La presidente ha rivolto un messaggio a reti unificate alla nazione promettendo un piano nazionale di viabilità urbana, maggiori risorse da destinare a istruzione e sanità, con l'arrivo di medici cubani da inviare nelle zone più sperdute del Paese continente, lotta alla corruzione attraverso sempre maggiore trasparenza. Al contempo ha ribadito che il suo governo "non transigerà con i violenti, che sono una esigua minoranza". La presidente si è anche detta pronta ad incontrare i leader della protesta e a dialogare con loro. "Sono la presidente di tutti i brasiliani ed è mio obbligo dialogare con tutti, ma nell'ambito della legge", ha detto  Dilma, che ha anche affrontato il tema delle spese per l'organizzazione dei Mondiali di calcio del 2014. "Faremo un grande Mondiale", ha aggiunto, assicurando che per costruire e ammodernare gli stadi "non sono state sottratte risorse alla scuola o agli ospedali".

Proseguono le manifestazioni - Un messaggio diretto, quello della presidente brasiliana, che ha segnato uno spartiacque dopo due settimane di inerzia e di imbarazzato silenzio da parte del governo, ma anche dell'opposizione e dell'intera classe politica, di fronte alle manifestazioni di protesta che hanno attraversato l'intero Paese mobilitando milioni di persone di ogni età.
Il messaggio di Roussef Dilma non ha però fermato il movimento, che ha organizzato manifestazioni contro la PEC 37, una proposta di legge che tende a ridurre i poteri dei pubblici ministeri, in almeno 32 città, tra cui la capitale Brasilia e San Paolo, da dove è scoccata la scintilla della protesta che ha poi infiammato tutto il Brasile.

Militari per proteggere le partite - Soddisfazione ha espresso invece la Fifa, che "riafferma la propria volontà a collaborare con il governo per garantire il successo della Confederations Cup (vai allo speciale) e dei Mondiali 2014". Il vertice del calcio mondiale ha in pratica ottenuto quelle garanzie minime di sicurezza che aveva chiesto al governo brasiliano (esercito nelle strade e a difesa degli stadi, come per il match a Salvador per Italia-Brasile) per evitare il trasferimento all'estero della fase finale della Condeferations Cup, che avrebbe messo a repentaglio anche l'organizzazione dei Mondiali del prossimo anno. Oltre a rappresentare una umiliazione internazionale senza precedenti per la settima economia mondiale che aspira ad un posto permanente al tavolo dei Grandi.

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