Svolta in Afghanistan: negoziati diretti tra Usa e talebani

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Gli insorti afghani hanno aperto un 'ufficio politico' in Qatar per "dialogare col mondo". Obama annuncia l'invio di delegazioni a Doha. Irritazione di Kabul. Il presidente Usa oggi sarà a Berlino dove dovrebbe proporre il taglio degli arsenali nucleari

Svolta in Afghanistan con l'avvio di negoziati diretti tra Usa e talebani. Negoziati dall'esito tutt'altro che scontato e ai quali gli Stati Uniti di Barack Obama si accostano con i piedi di piombo ma che fanno comunque baluginare un lampo di speranza dopo dodici anni di guerra, attentati e migliaia di morti. Gli insorti afghani hanno aperto il 18 giugno ufficialmente un 'ufficio politico' in Qatar con "il proposito di avviare un dialogo con il mondo", un'offerta immediatamente raccolta dalla Casa Bianca  che ha annunciato l'invio "nei prossimi giorni" di delegazioni a Doha.

Irritazione da Kabul - E a Doha, ha fatto sapere il presidente Karzai, ci sarà anche una delegazione dell'attuale governo afghano, anche se tra Kabul e Washington, si registra una possibile rottura legata alla gestione della comunicazione.  Il governo afghano, poche ore dopo aver annunciato il possibile inizio delle trattative con i talebani, ha fatto sapere di aver sospeso i negoziati con gli Usa, attualmente in corso a Kabul, per un Accordo bilaterale sulla sicurezza, accordo che permetterebbe all'esercito americano di continuare a restare nel paese anche oltre il 2014. La ragione della decisione sarebbe dovuta alle contraddizioni rilevate fra gli atti e le dichiarazioni degli Stati Uniti sul processo di pace con i talebani. "Esiste una contraddizione tra ciò che l'amministrazione americana afferma e quanto invece fa a proposito dei colloqui di pace in Afghanistan", ha sottolineato il portavoce presidenziale Aimal Faizi.

Obama in Germania - Oggi, mercoledì 19 giugno, il presidente americano Barack Obama sarà a Berlino. Secondo indiscrezioni proporrà che gli Stati Uniti e la Russia riducano di un terzo i loro armamenti strategici nucleari, estendendo un appello per la riduzione degli arsenali nucleari anche all'Europa.

L’apertura di un “ufficio politico in Qatar” - L'apertura della rappresentanza nell'Emirato è avvenuta nel pomeriggio del 18 giugno alla presenza della stampa e di personalità governative della regione ed ha seguito l'importante cerimonia svoltasi a Kabul in cui Karzai ha annunciato l'avvio della quinta ed ultima fase del processo di transizione delle responsabilità della sicurezza sul territorio nazionale dalla Coalizione internazionale ad esercito e polizia afghani. L'annuncio della costituzione di uno spazio politico in cui lavorare per porre fine al conflitto afghano ha fatto immediatamente il giro del mondo. E a margine dei lavori del G8 in Irlanda del Nord il presidente Barack Obama ha giustificato l'avvio di un negoziato diretto con gli insorti come "unica strada per la pace nel Paese".

Incontro a Doha nei prossimi giorni - In un comunicato inviato ai media, il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ha spiegato che "l'ufficio servirà a costruire relazioni con il mondo, permettere di incontrare altri afghani e contattare l'Onu, gli organismi internazionali, le organizzazioni non governative ed i media". Dopo aver sottolineato che l'Emirato islamico dell'Afghanistan "è contrario all'uso del suolo afghano a danno di altri Paesi", Mujahid ha aggiunto: "Sosteniamo una soluzione politica e pacifica che metta fine all'occupazione dell'Afghanistan, e garantisca il sistema islamico e la più ampia sicurezza nazionale". Queste parole sono state accolte con grande entusiasmo dagli Stati Uniti ed un alto responsabile statunitense ha confermato ai media che "una delegazione incontrerà i talebani a Doha nei prossimi giorni”. "Mi aspetterei - ha proseguito - che nei giorni successivi una delegazione dell'Alto Consiglio per la pace afghano incontri a sua volta gli insorti nel Qatar".

Casa Bianca: “Processo di pace purché che i talebani abbandonino la lotta armata” - Un'indicazione in questo senso era peraltro già stata data durante la cerimonia mattutina dallo stesso Karzai che aveva rivelato il progetto di incontrare i rappresentanti talebani. Per mesi l'inizio di contatti fra le parti era rimasto bloccato perché da una parte i talebani, che hanno sempre considerato il capo dello Stato afghano "un fantoccio" degli americani, avevano manifestato la loro disponibilità a discutere direttamente solo con Washington. E dall'altra perché Kabul si opponeva fermamente a qualsiasi iniziativa che apparisse come una delegittimazione del governo afghano. Ora invece una formula deve essere stata trovata per permettere alle parti, attraverso i buoni uffici americani, di arrivare ad un contatto diretto fra gli emissari di Karzai e i seguaci del Mullah Omar. La Casa Bianca ha ribadito che comunque il processo di pace, quando entrerà nella sua parte viva, "dovrà essere guidato dagli afghani", senza interferenze di Paesi terzi. Questo processo avanzerà, hanno sostenuto responsabili dell'Amministrazione americana, "a condizione che i talebani abbandonino la lotta armata, rompano con Al Qaeda e accettino la Costituzione afghana". E comunque, hanno concluso, "si tratterà di un processo complesso, lungo e caotico", data la profonda sfiducia esistente fra i protagonisti del conflitto in Afghanistan.

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