Siria, giovane italiano muore "combattendo con i ribelli"

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A dare la notizia il Giornale, secondo cui uno studente genovese si sarebbe convertito all’Islam e arruolato con gli oppositori di Assad. La Procura di Genova apre un’inchiesta. La Farnesina non conferma. Bonino: "Nessuna ondata islamica dall'Italia"

Un giovane italiano, un ventenne di Genova, sarebbe morto in Siria dove era andato a combattere al fianco dei ribelli che si oppongono al regime di Bashar Al Assad. Ad anticipare la notizia è stato il quotidiano Il Giornale martedì 18 giugno: "È morto in Siria combattendo contro il governo di Bashar Assad, ma non era siriano. E neppure arabo. Era di Genova, aveva in tasca un passaporto italiano ed era cresciuto in una famiglia che non aveva alcun legame con l'islam".  Il quotidiano in edicola questa mattina scrive anche che "non esistono per ora conferme ufficiali, ma diverse fonti istituzionali e d'intelligence interpellate da il Giornale concordano confidenzialmente sull'esito tragico della sua avventura".

Aperto un fascicolo in Procura - Anche secondo l'agenzia di stampa Ansa l'identità del giovane sarebbe stata confermata da fonti attendibili. Il ragazzo sarebbe tra l'altro già indagato a Genova per il reato di arruolamento con finalità di terrorismo.
Intanto la procura del capoluogo ligure ha aperto un fascicolo dopo avere ricevuto un’informativa dalla Digos. Il procuratore Michele Di Lecce ha affermato: "Ci stiamo occupando della vicenda”. Il giovane avrebbe abbracciato la causa islamica quattro anni fa e si sarebbe avvicinato a gruppi estremisti con cui collaborava attivamente.

L'imam di Genova: "Lo conoscevo" - Interpellato dall’Ansa, l’imam di Genova, Salah Hussein, ha confermato di conoscere il ragazzo ma ha aggiunto: "Non veniva a pregare nel nostro centro, ma ricordo di averlo visto a qualche nostro incontro, perché era vestito come un sufi". Hussein ricorda il giovane, che si faceva chiamare Ibrahim dopo essersi convertito all’Islam, proprio per quel particolare abbigliamento usato dagli ahl us-Suffa, i Sufi: una lunga tunica bianca e il kizil bas a cono. Le ultime notizie sul suo conto risalgono allo scorso anno quando ha attraversato il confine dalla Turchia per andare in Siria.

Il Dis: "Nessun bacino di reclutamento in Italia" - "Non c'è un bacino di reclutamento, ma solo delle individualità sulle quali l'intelligence tiene alta la guardia". Così il direttore del Dis, ambasciatore Giampaolo Massolo, commenta la notizia della morte del giovane italiano. "Non abbiamo specifici indicatori di minacce particolari - rimarca Massolo - è chiaro però che la situazione in generale non ci fa stare tranquilli e necessita di essere monitorata. Il fenomeno del reclutamento è molto meno diffuso per quanto riguarda l'Italia rispetto ad altri partner occidentali, ma noi stiamo sempre attenti anche perché la vicenda dimostra come il web sia una potente arma di autoaddestramento e autoreclutamento" di estremisti.

Indagato anche un altro italiano
- Intanto, da quanto si apprende, insieme al giovane genovese, la procura distrettuale di Genova ha iscritto altre cinque persone tra le quali alcuni maghrebini e un italiano che, viene specificato, "non è genovese". Per tutti, ma a diverso titolo, è stato ipotizzato il reato di addestramento con finalità di terrorismo internazionale.
Sarebbero "45-50" le persone partite dall'Italia per combattere con i ribelli in Siria. E' quanto afferma la Comunità del Mondo arabo in Italia: gli italiani si troverebbero soprattutto nel Nord della Siria e tra questi ci sarebbe anche una donna. La notizia è confermata anche da fonti siriane in Italia.

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