Datagate, la Nsa difende Prism: sventati oltre 50 attentati

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In un'audizione al Congresso il numero uno della National Security Agency spiega l'importanza dei programmi di sorveglianza. Ma le polemiche sul caso Prism non si placano, dopo le dichiarazioni di Edward Snowden al Guardian

di Raffaele Mastrolonardo

Oltre "50 eventi terroristici" in tutto il mondo sono stati sventati dal 2001 grazie alle attività di sorveglianza. Lo ha affermato martedì 18 giugno in un'audizione presso il Congresso degli Stati Uniti Keith Alexander, il direttore della National Security Agency che ha fornito un'appassionata difesa dei programmi di monitoraggio finiti in questi giorni al centro delle polemiche per le rivelazioni dei quotidiani Guardian e Washington Post. Simili progetti, ha detto il numero uno dell'agenzia, "aiutano la community dell'intelligence ad unire i puntini" e quindi a combattere possibili minacce. Le affermazioni di Alexander arrivano poche ore dopo quelle del presidente Barack Obama che in un'intervista alla televisione pubblica americana Pbs andata in onda lunedì sera aveva giustificato l'operato dle governo e cercato di rassicurare l'opinione pubblica. Tuttavia, nonostante le difese ufficiali, le polemiche sui programmi di intercettazione non sembrano perdere d'intensità. A tenere alta la temperatura sul caso ci hanno pensato negli ultimi giorni le rinnovate accuse lanciate da Edward Snowden, la fonte dello scoop, nuovi dettagli rivelati durante il weekend dall'Associated Press e anche le statistiche sulle richieste di accesso ai dati da parte del governo americano comunicate dalle aziende Internet Usa.

Sventato attentato alla borsa di NY – Uno degli attacchi sventati ha detto il direttore della NSA era diretto alla Borsa di New York. L'intervento dell'FBI, che ha arrestato le persone coinvolte, è stato reso possibile dal monitoraggio da parte dell'agenzia delle conversazioni tra un noto estremista in Yemen e un individuo negli Stati Uniti. "Preferisco essere qui a discutere di questi programmi - ha aggiunto Alexander - che spiegare perché abbiamo fallito nel prevenire un altro 11 settembre". Le dichiarazioni del capo della sicurezza Usa seguono quelle del presidente Obama che nel corso della conversazione con il giornalista Charlie Rose aveva provato rassicurare gli americani promettendo maggiore trasparenza. “Ho chiesto alla comunità dell'intelligence di vedere quanto si può declassificare senza compromettere il programma”, ha detto. Anche perché, secondo l'inquilino della Casa Bianca, il cui gradimento è crollato di 8 punti dopo le notizie sul “datagate”, le informazioni fornite dall'ex dipendente della Cia Edward Snowden sono fuorvianti: “Se le persone si fanno un'opinione basandosi solo sulle slide che sono state svelate, non si faranno un quadro completo della situazione”.

La versione di Snowden – Poche ore prima del presidente, in una sorta di botta e risposta a distanza, aveva parlato proprio Edward Snowden. In una sessione di chat sul sito del Guardian l'ex dipendente della Cia ha difeso le proprie azioni ribadendo di non avere messo a repentaglio nessuna operazione americana contro “legittimi obiettivi militari” ma solo attività da lui considerate improprie. “Ho indicato dove la NSA è penetrata in infrastrutture civili come università, ospedali e aziende private perché è un fatto pericoloso”, ha affermato. “Questi atti, apertamente e aggressivamente criminali, sono sbagliati qualunque sia l'obiettivo”. Snowden, fra le altre cose, ha spiegato perché ha scelto Hong Kong come destinazione di fuga, ha promesso nuove rivelazioni, negato a più riprese accordi con il governo cinese e si è pure lasciato andare a dichiarazioni patriottiche: “Questo è un Paese per il quale vale la pena di morire”, ha proclamato verso la fine della conversazione. Inoltre ha suggerito che aziende come Facebook, Google, Microsoft e Apple, accusate di avere collaborato con il governo, abbiano dato prova di scarso coraggio morale.

Colossi del web in difesa – Quanto alle grandi multinazionali della Rete, catapultate in questi giorni in mezzo alle polemiche, provano a limitare i danni di immagine. Dopo Microsoft, Facebook e Apple, anche Yahoo! ha reso pubblici i numeri sulle richieste di accesso ai dati ricevute dalle forze di sicurezza: 12-13 mila negli ultimi 6 mesi. Tuttavia, come sottolineato dal New York Times, si tratta di statistiche che fanno poca chiarezza mescolando domande che riguardano reati comuni e quelle che hanno a che fare con la sicurezza nazionale. Per legge, infatti, le società coinvolte non possono rivelare quali richieste ricadono nell'ambito del Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA), la legge che, nella sezione 702, facilita la raccolta di informazioni su stranieri residenti fuori dal territorio americano e dunque rende possibile il programma di sorveglianza ribattezzato Prism. Google e Twitter, da parte loro, hanno dichiarato che non forniranno dati analoghi fino a che non si potrà effettuare la distinzione.

Nuovi dettagli su Prism – Intanto, nel corso del weekend, sono emersi altri particolari sulla dimensione della sorveglianza elettronica portata avanti dal governo. Un'inchiesta dell'Associated Press, infatti, ha messo in guardia l'opinione pubblica Usa: Prism sarebbe infatti solo la punta dell'iceberg di un programma più vasto che comprende anche la raccolta di informazioni direttamente dai cavi nei quali scorrono le informazioni trasmesse attraverso Internet. “Questo programma noto da anni - scrive AP – copia il traffico Internet mentre entra ed esce dagli Stati Uniti e lo reindirizza verso la NSA per le analisi”. Nel caso venga individuato materiale sospetto, per esempio un'email, entra in gioco Prism che “aiuta a focalizzare il flusso”. A quel punto, infatti, “gli analisti possono usare le informazioni prese dalle società Internet per investigare l'utente interessato”. Attraverso Prism, spiega sempre AP, il governo ottiene tutta la casella postale di un utente. Ogni email, inclusi i contatti con cittadini americani diventa proprietà del governo”.

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