Assange: "Quell'esercito di dati per lo spionaggio privato"

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In un libro intervista edito da Feltrinelli ("Internet è il nemico"), il fondatore di Wikileaks affronta i rischi legati alla condivisione delle informazioni in Rete, a cominciare dai principali social network e motori di ricerca. L'ESTRATTO

Feltrinelli pubblica "Internet è il nemico", libro intervista di Julian Assange, con Jacob Appelbaum, Andy Muller e Jérémie Zimmermann. Per gentile concessione dell'editore, pubblichiamo un estratto del libro, dedicato allo spionaggio nel settore privato.


JÉRÉMIE: La sorveglianza finanziata dallo stato è davvero un grosso problema che mette alla prova la struttura stessa di tutte le democrazie e il loro funzionamento, ma abbiamo anche una sorveglianza privata e una potenziale raccolta di massa di dati privata. Basta guardare Google. Se sei un tipico utente, Google sa con chi stai comunicando, chi conosci, che cosa cerchi, in potenza il tuo orientamento sessuale e le tue credenze religiose e idee politiche.

ANDY: Sa su di te più di quanto sappia tu stesso.

JÉRÉMIE: Più di tua madre e forse persino più di te. Google sa quando sei online o no.

ANDY: Tu lo sai che cosa hai cercato due anni, tre giorni e quattro ore fa? Tu non lo sai, Google lo sa.

JÉRÉMIE: Io cerco di non usare più Google proprio per questo motivo.

JACOB: È una specie di Kill the Television del Duemila. Una protesta efficace, a meno che l’effetto rete non impedisca alla tua protesta di funzionare. Fai fuori il tuo televisore, amico.

JÉRÉMIE: Mah, non è una forma di protesta, è più la mia visione personale delle cose.

ANDY: Ho visto fantastici filmati di persone che scagliavano il televisore dalla loro villetta a tre piani.

JÉRÉMIE: Non è solo la sorveglianza finanziata dallo stato, è il problema della privacy, come i dati sono gestiti da terzi e sapere che cosa ci fanno con i dati. Io non uso Facebook, perciò non ne so molto, ma ora con Facebook vedi come si comportano gli utenti, felicissimi di rilasciare ogni genere di dato personale. Puoi criticare la gente se non sa dov’è il limite tra privato e pubblico? Qualche anno fa, prima delle tecnologie digitali, quelli che avevano una vita in pubblico li trovavi nel mondo dello spettacolo, nella politica o nel giornalismo, invece adesso tutti possono avere una vita pubblica cliccando il pulsante “publish”. “Publish” significa rendere pubblico qualcosa, significa concedere l’accesso a questi dati al resto del mondo, e naturalmente quando vedi adolescenti che inviano le proprie foto da sbronzi o simili forse non capiscono che significa inviarle a tutto il resto del pianeta potenzialmente per tanti, tanti anni. Facebook guadagna confondendo la separazione tra privato, amici e pubblico. E conserva i dati perfino quando sei convinto che siano intesi solo per i tuoi amici e quelli che ami. Così, quale che sia il livello di pubblicità a cui vuoi sottoporre i tuoi dati, quando clicchi publish su Facebook prima li dai a Facebook e soltanto dopo quelli consentiranno l’accesso a qualche altro utente Facebook.

JULIAN: Persino la separazione tra governo e impresa è poco chiara. Se guardiamo l’espansione del settore degli appalti militari in Occidente negli ultimi dieci anni, all’inizio la NSA, la più grande agenzia di spionaggio al mondo, aveva dieci fornitori principali nei propri registri. Due anni fa ne aveva oltre mille. Perciò il confine tra governo e settore privato si sta sfrangiando.

JÉRÉMIE: E possiamo aggiungere che le agenzie di spionaggio Usa hanno accesso a tutti i dati conservati da Google.

JULIAN: Lo fanno.

JÉRÉMIE: E a tutti i dati di Facebook, perciò Facebook e Google potrebbero essere estensioni di queste agenzie.

JULIAN: Jake, hai un’ordinanza di Google? È stata inviata un’ordinanza a Google perché cedesse informazioni relative al tuo account Google? WikiLeaks ha ricevuto ordinanze per la nostra società di registrazione del nome di dominio in California, dynadot, dove è stato registrato wikileaks.org. Provenivano dalle indagini segrete del gran giurì in corso su WikiLeaks e chiedevano i bilanci, i registri dei login eccetera, e gli sono stati dati.

JACOB: Il “Wall Street Journal” ha segnalato che Twitter e Google e Sonic.net, tre servizi che uso o che ho usato, hanno ricevuto tutti quanti una notifica 2703(d), che è una forma insolita di ordinanza segreta.

JULIAN: In base al Patriot Act? JACOB: No, questo concerneva lo Stored Communications Act, in pratica. Il “Wall Street Journal” ha scritto che tutti questi servizi sostengono che il governo voleva i metadati, e il governo ha affermato di averne il diritto anche senza mandato. C’è una causa in corso sul diritto del governo a tenere segrete le sue tattiche, non solo al pubblico ma anche ai giudici. L’ho scoperto come tutti leggendo il “Wall Street Journal”.

JULIAN: E così Google s’è piegata al governo Usa nelle indagini del gran giurì su WikiLeaks quando il governo ha chiesto i tuoi dati, non con un’ordinanza classica ma con questa forma speciale di ordinanza dei servizi segreti. Sempre nel 2011, era già arrivata la notizia che Twitter ha ricevuto una serie di ordinanze dallo stesso gran giurì, ma s’è mossa per poter avvertire i titolari degli account sottoposti a mandato, perché fosse tolta l’ordinanza di riservatezza. Non ho un account Twitter, perciò io non l’ho ricevuto, ma il mio nome e quello di Bradley Manning erano su tutte le ordinanze assieme alle informazioni che stavano cercando. Jake, tu avevi un account Twitter, perciò Twitter ha ricevuto un mandato che ti riguarda. Anche Google l’ha ricevuto, ma non ha tentato di renderlo pubblico.

JACOB: A quanto pare. Così ho letto sul “Wall Street Journal”. Potrebbe anche non essere permesso citarlo se non in collegamento con il “Wall Street Journal”.

JULIAN: Ma perché queste ordinanze hanno una clausola bavaglio? È stato dichiarato incostituzionale, no?

JACOB: Forse no. Nel caso di Twitter è notorio che ci è stata respinta la mozione di rinvio in cui obiettavamo che rivelare questi dati al governo avrebbe recato danni irreparabili poiché una volta che li hanno ottenuti non potranno mai scordarseli. Praticamente hanno detto: “Bene, la vostra mozione è stata rigettata, Twitter deve rivelare questi dati”. Siamo in appello, in particolare riguardo alla riservatezza della registrazione della sentenza, e non ne potrei parlare, però, per dire come siamo messi, il tribunale ha spiegato che in Internet non puoi aspettarti la privacy quando rilasci spontaneamente informazioni a terzi. Tra l’altro in Internet tutti sono terzi.

JULIAN: Persino se una struttura come Twitter o Facebook sostiene che non divulgherà le informazioni.

JACOB: Certo. È qui che diventa sfumato il confi ne fra stato e imprese. Forse è la cosa più importante da tenere presente, cioè che la NSA e Google hanno una partnership nel campo della cibersicurezza per la difesa nazionale Usa.

ANDY: Qualunque cosa significhi in questo contesto cibersicurezza. È un termine molto vago.

JACOB: Stanno cercando di escludere tutto dal Freedom of Information Act per tenere tutto quanto segreto. Inoltre il governo Usa sostiene di avere il diritto di inviare un mandato amministrativo, che ha una soglia più bassa del mandato di perquisizione. La terza parte non te ne può parlare e tu non hai il diritto di opporti perché è direttamente coinvolta una terza parte, la quale non ha nemmeno le basi costituzionali per proteggere i tuoi dati.

JULIAN: La terza parte sarebbe Twitter o Facebook o il tuo provider.

JACOB: O chiunque. Hanno detto che era una specie di mappa in scala uno a uno, che combaciava alla perfezione con la privacy bancaria e con l’uso del telefono. Tu riveli volontariamente il numero alla compagnia telefonica quando lo usi. Lo sapevi, no? Usando il telefono stai chiaramente dicendo: “Non mi aspetto di godere di privacy” quando componi quei numeri. Qui c’è persino un collegamento meno esplicito con la macchina. La gente non sa come funziona Internet, del resto non capisce nemmeno le reti telefoniche. Però i giudici hanno deciso unanimemente che è così, e finora nella nostra causa Twitter, di cui purtroppo non posso parlare perché non vivo in un paese davvero libero, sostengono in pratica la medesima cosa.6 È assolutamente folle pensare che stiamo cedendo tutti i nostri dati personali a queste imprese, che sono diventate in pratica tante polizie segrete private. E nel caso di Facebook abbiamo persino la sorveglianza democratizzata. Invece di pagare la gente come faceva la Stasi nella Germania Est, li ricompensiamo culturalmente, ora scopano. Riferiscono ai loro amici, “ehi, la tale sta con uno”, “oh, la tale ha rotto”, “ah, so chi chiamare adesso”.

ANDY: Certuni sono riusciti a costringere Facebook a cedere tutti i dati conservati su di loro in base alla legge europea sulla protezione dei dati, e l’ammontare minore di dati era 30 mega, il più grosso attorno agli 800.7 La cosa interessante è che con questa legge è stata resa nota la struttura del database di Facebook. Ogni volta che fai login il numero IP e tutto il resto vengono conservati, ogni tuo clic, ogni volta, anche la quantità di volte che ti fermi su una pagina così possono capire se ti piace o no eccetera. In questo modo si è saputo che l’identificatore chiave della struttura del database era la parola “target”. Non chiamano la gente “abbonati” o “utenti” o altro, li chiamano “target”, al che si potrebbe dire “ho capito, è un termine del marketing”.

JULIAN: Però era una cosa interna.

ANDY: Sì, ma potrebbe essere un bersaglio anche in senso militare, o in senso spionistico. Perciò è solo questione delle circostanze in cui vengono usati i dati.

JULIAN: Certo. È la cosa spaventosa in questa faccenda.

ANDY: Penso che sia molto utile. Con Facebook usavamo dire che l’utente non è in realtà il cliente. L’utente di Facebook è il prodotto, e il vero cliente sono le agenzie pubblicitarie. È la spiegazione meno paranoica e più innocua di quanto sta succedendo. Però il problema è che non puoi criticare un’azienda perché si adegua alle leggi del paese. Lo defi niscono normale, e defi niscono reato se non si adeguano alle leggi del paese. Perciò è un tantino problematico dire: “Ehi, obbediscono alla legge”. Che razza di accusa sarebbe?

JACOB: No, devo obiettare su una cosa. Se costruisci un sistema che registra tutto su una persona e sai di vivere in un paese con leggi che costringeranno il governo a cedere i dati, allora forse non dovresti costruire questo tipo di sistema. Ed è questa la differenza tra approccio privacy-grazie- alla-politica e privacy-grazie-alla-progetto nella creazione dei sistemi sicuri. Quando stai cercando di prendere di mira le persone e sai di vivere in un paese che prende di mira esplicitamente le persone, allora se Facebook piazza i suoi server nella Libia di Gheddafi o nella Siria di Assad non cambia nulla. Eppure nessuna delle National Security Letters uscite, mi pare uno o due anni fa, era per terrorismo. Le 250.000 lettere sono state inviate per tutto, ma non per terrorismo.8 Perciò se sai che è così, queste imprese hanno una grave responsabilità etica che nasce dal fatto che stanno costruendo questi sistemi e hanno fatto la scelta economica di vendere in pratica i propri utenti. E non è nemmeno una cosa tecnica. Non riguarda minimamente la tecnologia, è questione di economia. Hanno deciso che è più importante collaborare con lo stato e vendere i propri utenti e violare la loro privacy e fare parte di un sistema di controllo, essere ripagati perché partecipano a una cultura della sorveglianza, del controllo, piuttosto che opporsi a essa, quindi ne diventano parte. Sono complici e responsabili.

ANDY: In questo momento la responsabilità etica non ha un grande appeal promozionale, no?

First published by OR Books, New York © Julian Assange, 2012 Traduzione dall’inglese di GIANCARLO CARLOTTI © Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano Prima edizione in “Serie Bianca” giugno 2013

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