Siria, Onu: almeno 93 mila morti in due anni di conflitto

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Il dato emerge da uno studio in cui sono state conteggiate solo le persone di cui si ha un nome certo con data e luogo del decesso. “Purtroppo si tratta di una stima minima” ha spiegato l’Alto commissario per i diritti umani. Tra questi almeno 6.500 bimbi

Sono 93.000 i morti nei due anni di guerra in Siria, tra cui 6.500 bambini. Lo ha annunciato l'Alto commissario Onu per i diritti umani, rendendo noti a Ginevra i risultati di un nuovo studio sul numero di vittime in Siria, dal marzo 2011 e fine aprile 2013 emerge da un nuovo studio condotto dall'Onu. "Purtroppo si tratta di una stima minima e il vero numero delle vittime potrebbe essere molto più alto", ha spiegato in una nota l'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Navi Pillay.

In media 5 mila morti al mese - Lo studio dell'Onu si basa sui dati forniti da otto fonti distinte. Dopo il minuzioso accertamento delle identità si sono potuti accertare 92.910 casi documentati di persone decedute a causa del conflitto tra il marzo del 2011 e l'aprile del 2013. Il numero di morti segnalate era altissimo, 263.000, ma sono state conteggiate solo le persone di cui si aveva un nome certo con la data e il luogo del decesso. Dallo studio emerge anche che il numero delle vittime è cresciuto progressivamente in modo esponenziale: nell'estate del 2011 la media mensile era di un migliaio di decessi e ultimamente è arrivata a 5.000. I nuovi dati aggiornano il precedente rapporto diffuso nel novembre scorso che fissava il numero complessivo dei morti a 60.000.

L'Occidente valuta l'aumento dell'assistenza ai ribelli - la Intanto, l'Occidente sta valutando la possibilità di aumentare la sua assistenza ai ribelli siriani. Sabato 15 giugno nel nord della Turchia diplomatici europei e americani dovrebbero incontrare Salim Idriss, comandante dell'Esercito Libero Siriano (Els), per discutere di nuove forniture. L'incontro non è stato annunciato ufficialmente, ma la notizia è trapelata da fonti diplomatiche. Rafforzando Idriss, che in passato ha militato dell'esercito siriano, i Paesi occidentali sperano di ridurre l'influenza di gruppi come al-Nusra, considerato da Washington come una propaggine dei combattenti sunniti di Al Qaeda in Iraq.

La situazione in Siria - Nelle ultime settimane la situazione sul terreno in Siria è cambiata drammaticamente perché Assad, con l'aperto sostegno dei miliziani sciiti di Hezbollah, ha guadagnato terreno. I Paesi occidentali hanno finora rifiutato di inviare armi direttamente ai ribelli, anche se hanno fornito il sostegno ai Paesi arabi che lo stanno facendo (Qatar e Arabia Saudita). E a maggio, Francia e Gran Bretagna hanno spinto l'Unione Europea ad aprire una breccia sull'embargo di armi, spianando la strada a eventuali spedizioni. L'Italia però è contraria ed Emma Bonino anche di recente ha detto che bisogna accelerare sulla strada della 'Ginevra2', la conferenza internazionale di pace per trovare una soluzione alla guerra civile. Ieri, mercoledì 12 giugno, il segretario di Stato americano John Kerry ha detto che Washington sta discutendo nuovi azioni per aiutare i ribelli, anche se non è ancora pronto a fare alcun annuncio.

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