Istanbul, piazza sgomberata. Bonino: "Taksim non è Tahrir"

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Gli agenti hanno ripreso il controllo del luogo simbolo della protesta in Turchia. Ma la tensione resta alta. Il ministro degli Esteri italiano esclude paragoni con l’Egitto e sottolinea che queste manifestazioni ricordano più quelle di Occupy Wall Street

E' ritornata la calma, forse solo apparente, a piazza Taksim, cuore delle proteste a Istanbul dopo ore di violentissimi scontri tra polizia e manifestanti. La polizia in assetto anti-sommossa ha spazzato via la protesta, lanciando raffiche di gas lacrimogeni contro i manifestanti dopo che il premier Recep Tayyip Erdogan aveva annunciato “tolleranza zero” per soffocare le massicce dimostrazioni contro il suo governo islamista: decine i feriti.
Nella notte tra martedì e mercoledì 12 giugno la Casa Bianca si è dichiarata preoccupata per il rischio di violazione delle libertà di espressione e ha chiesto il dialogo tra governo e manifestanti. Presa di posizione anche da parte delle Nazioni Unite, con  il segretario generale, Ban  Ki-moon, che ha ricordato il diritto alla libertà di riunione e ha  ribadito la necessità di dialogare per risolvere le proteste. Il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle ha definito quelle di piazza Taksim "immagini inquetanti".
Il ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino, riferendo alla Camera sulla situazione in Turchia, ha invece assicurato: "Piazza Taksim non è piazza Tahrir (riferendosi alla primavera araba in Egitto, ndr). E i turchi non sono arabi".

Taksim come un campo di battaglia - Nella serata di martedì 11 giugno Piazza Taksim era trasformata in un campo di battaglia, con nuvole di fumo acre che riempivano la zona mentre la polizia disperdeva le decine di migliaia di manifestanti che chiedevano a Erdogan di dimettersi. E gli scontri nel vicino Parco Gezi sono continuati fino alle prime ore della mattina di mercoledì; poi all'alba i bulldozer hanno portato via detriti, macerie e le barricate che erano state erette e hanno ridato un assetto normale alla zona.

Attesa per l'incontro tra Erdogan e i manifestanti - E' stata la notte di peggiore violenza in 12 giorni di tensione in tutto il Paese: dopo che la polizia anti-sommossa ha disperso la folla lanciando raffiche di gas e getti d'acqua, piccoli gruppi di manifestanti hanno continuato la schermaglie per ore, poi è tornata la calma. L'intervento della polizia a piazza Taksim,  iniziato nella mattinata di martedì, ha segnato il ritorno degli agenti nella zona, da cui si erano ritirati una settimana fa. L'assalto ha sorpreso i manifestanti, anche perché è arrivato dopo che il premier Erdogan aveva annunciato che avrebbe incontrato i leader della protesta.

Multate le tv che trasmettono la protesta - Il Consiglio supremo della Radio e della Televisione turca ha multato una serie di canali televisivi con l'accusa di aver nuociuto allo sviluppo fisico, morale e mentale dei bambini e dei giovani trasmettendo le immagini delle proteste di piazza Taksim a Istanbul. Tra le emittenti multate ci sono Halk TV, Ulusal TV, Cem TV ed EM TV.
Halk TV, in particolare, ha trasmesso in diretta 24 ore su 24 gli eventi di Istanbul mentre i principali media fornivano  informazioni limitate sulle manifestazioni in corso. L'emittente era finanziata dal principale partito di opposizione, il Partito del  popolo repubblicano, durante la leadership di Deniz Baykal. Da quando  è stato eletto nel maggio del 2010, l'attuale leader Kemal Kilicdaroglu ha però tagliato i fondi all'emittente.

Bonino: “Taksim non è Tahrir” - "Piazza Taksim non è piazza Tahrir. E i turchi non sono arabi". Lo ha detto il ministro degli Affari Esteri Emma Bonino nella sua informativa alla Camera precisando che le manifestazioni in Turchia ricordano più le
piazze italiane o quelle di Occupy Wall Street.
"Evitiamo di guardare alla Turchia con l'ottica offuscata da modelli ingannevoli", ha aggiunto il ministro. "E' vero che i social network sono stati il più efficace veicolo di comunicazione ed il principale strumento dei manifestanti per organizzare quest'iniziativa. Ho sentito parlare di primavera turca, ma non è così”, ha precisato la Bonino.  “La Farnesina – ha detto il ministro – ha seguito fin dall'inizio le vicende in Turchia, con una particolare attenzione alla presenza dei cittadini italiani nel paese". "Le nostre ambasciate e i nostri consolati sono sempre in contatto con l'unità di crisi per assicurare tutela agli italiani residenti o in transito", ha aggiunto.


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