Attentato a Farah, Mauro: "Profonda amarezza per Aula vuota"

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Il ministro della Difesa, in una Camera semideserta, riferisce sull’attacco in Afghanistan dell’8 giugno costato la vita al capitano Giuseppe La Rosa. “A lanciare la bomba un 20enne, già arrestato”. Poi assicura: "La missione va avanti come stabilito"

Dopo l'uccisione del capitano Giuseppe La Rosa e la serie di attentati contro i militari italiani in Afghanistan nelle ultime settimane, il governo chiude la porta al nuovo dibattito sul possibile ritiro anticipato dal Paese asiatico e conferma la data del dicembre 2014. Lo ha detto il ministro della Difesa Mario Mauro nel corso di un'informativa alla Camera sull’attacco dell’8 giugno a Farah costato la vita al bersagliere 31enne e in cui sono rimasti feriti altri tre militari italiani. Il ministro ha anche spiegato che non è possibile eliminare i rischi per i militari italiani impegnati nella missione di "stabilizzazione" in Afghanistan.

Mauro: "Profonda amarezza per aula vuota"
- Ieri, martedì 11 giugno, sempre a Farah, un altro attentato contro un convoglio italiano non ha provocato feriti né danni. Dall'inizio dell'intervento in Afghanistan sono 53 i militari italiani morti nell'ambito della missione Isaf. Nel suo intervento Mauro ha espresso inoltre “profonda amarezza” per l’Aula di Montecitorio pressoché vuota. "Mi consenta – ha proseguito Mauro rivolgendosi al presidente della Camera Laura Boldrini - sottolineare come la vita di Giuseppe La Rosa sia quel fatto a cui siamo tutti chiamati a guardare se vogliamo comprendere il senso del nostro compito e della nostra missione".

Arrestato il presunto attentatore - Riferendo sull’attacco di sabato scorso, il ministro ha tracciato il profilo dell’attentatore che è stato arrestato. “Un giovane, di età valutata di circa 20 anni, barba corta, vestito in abiti marroni, che stava parlando con un poliziotto dell'Afghan National Police, al lato della strada, nei pressi di un assembramento di persone, è salito velocemente sul mezzo in testa al convoglio e ha lanciato attraverso la botola superiore un ordigno, dandosi poi alla fuga e confondendosi nella folla". L’uomo ha reso "piena confessione assumendosi tutta la responsabilità”. L'identità dell'attentatore è stata confermata anche  due soldati italiani che avevano assistito all'attacco.

Falso che l'attentatore fosse un bambino - L'attacco, ha continuato il ministro, "si è completato con un'azione di vera e propria guerra psicologica, con la diffusione dell'informazione che l'attentatore fosse un bambino di 11 anni, facendo percepire quasi un atto eroico e di partecipazione popolare". Mauro ha sottolineato che "dai dati acquisiti fino ad ora emerge con tutta evidenza che si è trattato di un vero e proprio atto terroristico, accuratamente preparato che ha goduto della complicità di alcuni civili presenti sul posto e, forse, di un poliziotto o forse vestito come tale, che ha portato a compimento da un adulto particolarmente determinato”.

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