Telefonate sotto controllo, Casa Bianca: proteggiamo nazione

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Il quotidiano The Guardian: la compagnia di telecomunicazioni Verizon ha dovuto fornire alla Nsa i dati sul traffico dei propri clienti. L'amministrazione Obama: strumento fondamentale contro il terrorismo. Al Gore su Twitter: "Vergogna oscena"

La Verizon Business Network Services, uno dei principali provider di servizi di telecomunicazione negli Stati Uniti, ha ricevuto ordine di fornire ai servizi d'intelligence statunitensi, la Nsa, tutti i dati su tutte le telefonate che gestisce. Non si tratta di controlli sulle conversazioni, ma sui dati delle telefonate. La notizia è stata data dal quotidiano britannico Guardian, che ha ottenuto una copia dell'ordine emesso in data 25 aprile da un tribunale riservato.
Il tribunale americano, la Foreign Intelligence Surveillance Court, ha imposto alla Verizon di fornire per tre mesi determinate informazioni su tutte le telefonate effettuate all'interno degli Stati Uniti e verso l'estero.
L'amministrazione Obama ha difeso la pratica dei controlli sulle telefonate degli utenti di Verizon definendola "uno strumento fondamentale per proteggere la nazione dalle minacce terroristiche", ha detto un alto funzionario della Casa Bianca che ha voluto mantenere l'anonimato. "Consente al personale dell'anti-terrorismo di scoprire se terroristi noti o presunti sono stati in contatto con altre persone che possono essere impegnate in attività terroristiche, particolarmente persone all'interno degli Stati Uniti", ha spiegato.

Controllati i metadati, non le telefonate -  Secondo il Guardian, l'ordine impone alla Verzion di fornire giornalmente tutti i "metadati telefonici", ovvero  i numeri telefonici di chi effettua le chiamate e di chi le riceve e  la durata delle conversazioni. Non sono richiesti nomi, indirizzi, informazioni finanziarie sugli utenti e contenuto delle conversazioni. L'insieme dei dati su milioni di telefonate dovrebbe permettere all'Nsa di tracciare gli schemi delle comunicazioni all'interno e verso l'esterno. L'ordine firmato dal giudice Roger Vinson appare inusuale in quanto non menziona un gruppo o una specifica minaccia terroristica.  Secondo il Guardian, il provvedimento - basato sul Patriot Act  approvato dopo gli attentati dell'11 settembre 2001- dimostra per la  prima volta la raccolta indiscriminata di dati sui cittadini americani da parte dell'amministrazione di Barack Obama.

Al Gore: "Una vergogna" - L'ex vicepresidente e candidato democratico alla Casa Bianca Al Gore ha definito su twitter l'episodio "una vergogna oscena". "Nell'era digitale, la privacy deve essere una priorità. Pare solo a me, o questa sorveglianza segreta è una vergogna oscena" ha scritto Gore.


Washington Post: "Controlli effettuati già nel 2006" - La notizia viene rilanciata anche dal Washington Post, secondo cui l'ordine emesso dal tribunale Usa "è autentico" e "sembra un atto di routine di rinnovamento di una direttiva emessa per la prima volta dalla stessa corte nel 2006. Il New York Times inoltre afferma che già lo scorso anno erano emerse "voci" su possibili operazioni di sorveglianza. Il quotidiano cita una lettera di due senatori democratici del Senate Intelligence Committee al ministro della Giustizia Eric Holder. In sostanza, il Nyt lascia intendere che quanto rivelato dal Guardian sia la punta dell'iceberg di un piu' esteso programma di sorveglianza. "Siamo convinti che gli americani sarebbero sbalorditi se venissero a sapere i dettagli di come alcune corti abbiano interpretato la Sezione 215 del Patriot Act", avevano scritto lo scorso anno i senatori Ron Wyden (Oregon) e Mark Udall (Colorado).

Il patriot act - La norma in questione, che emendava il Foreign Intelligence Surveillance Act del 1978 dopo gli attacchi dell'11 settembre, ha reso piu facile per l'amministrazione ottenere il via libera dalla Foreign Intelligence Surveillance Court per avere dati che siano considerati "rilevanti" per le indagini connesse alla sicurezza nazionale. "Da quel che vediamo - proseguiva la lettera dei due senatori a Holder - c'è un gap significativo tra quello che gli americani pensano la legge consenta e quello che il governo, in segreto, reclama la legge renda possibile. Questo è un problema, perché è impossibile informare l'opinione pubblica e aprire un dibattito se i cittadini non sanno cosa il governo afferma essere legale".

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