Turchia, ancora tensioni. Morte cerebrale per manifestante

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Nella notte i manifestanti hanno attaccato le sedi del partito del premier Erdogan. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Dichiarato il decesso di uno dei feriti dei giorni scorsi

Situazione sempre incandescente in Turchia, dove a quattro giorni dall'inizio delle proteste di Gezi Park a Istanbul, la notte tra il 2 e il 3 giugno è stata di nuovo segnata da duri scontri fra polizia e manifestanti antigovernativi ad Ankara, Smirne e Istanbul. Uno dei manifestanti feriti gravemente negli scontri degli ultimi giorni, Ethem Sarisuluk, raggiunto da un colpo di pistola alla testa, è in stato di morte cerebrale, ha annunciato il segretario della Fondazione turca per i diritti umani Metin Bakkalci.

Nonostante l'alta tensione nel paese, il premier Recep Tayyip Erdogan, ha mantenuto una visita ufficiale di tre giorni nel Maghreb e ha lasciato Istanbul nella tarda mattinata del 3 giugno, dopo avere lanciato un appello alla calma. Erdogan ha anche accusato il movimento di protesta di avere "collegamenti esteri" e di essere organizzato da "gruppi estremisti". Nella notte migliaia di manifestanti hanno cercato di avvicinarsi agli uffici di Erdogan a Istanbul e Ankara. Sono stati caricati dalle forze anti-sommossa, che hanno usato anche gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. A Smirne i manifestanti hanno attaccato la sede del partito islamico Akp del premier lanciando bottiglie incendiarie. Anche nella terza città del paese ci sono stati duri scontri con la polizia. Nella mattinata del 3 giugno è tornata una calma precaria.

Sui social network continuano a circolare foto e video sulla feroce repressione da parte della polizia turca della protesta negli ultimi giorni. I manifestanti, che chiedono le dimissioni del premier, denunciano la 'censura' esercitata nei confronti del movimento di protesta da parte delle principali tv turche, che accusano di obbedire alle direttive del governo, e affermano che i collegamenti con internet spesso vengono interrotti. L'uso eccessivo della forza contro i manifestanti è stato criticato dalla stampa internazionale e da molte capitali estere. Secondo Amnesty International cinque delle centinaia di feriti sono in pericolo di vita.

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