Boston, la cronaca dell'attentato ricostruita con i tweet

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I messaggi inviati da chi era nell'area della strage sono stati geolocalizzati su una mappa che ricostruisce gli attimi di terrore vissuti. E il New York Times chiede ai lettori di riconoscersi in una foto scattata nel momento della prima esplosione

di Raffaele Mastrolonardo

Pochi minuti dopo l'attentato alla maratona di Boston l'utente RuizFal, che afferma di essersi trovato “a 100 metri” dall'esplosione, racconta quello che ha avvertito: “Tutto tremava, tutti correvano. Assolutamente terrificante”. Ann Shepard, twittando dal lato opposto del Charles River rispetto alle bombe, documenta invece con una foto le persone che attraversano il ponte in cerca di sicurezza. Sull'altra sponda del fiume, non troppo lontano dal traguardo della maratona, Megan si dice incredula che “una terribile  tragedia sia accaduta a un paio di isolati da casa mia”. Sono queste alcune delle reazioni comunicate sul web da persone che si trovavano non lontano dal luogo dell'attentato. Emozioni ora raccolte in una mappa che ricostruisce a suo modo un pezzo di storia delle esplosioni che hanno causato la morte di tre persone e il ferimento di oltre 170. Il progetto è stato realizzato da Andrew Bauer e Anthony Rotlo, uno studente e un professore della School of Information Studies della Syracuse University. I due hanno raccolto oltre 500 mila cinguettii caratterizzati dall'hashtag #BostonMarathon, isolando quelli che provenivano dalla città del Massachusetts. L'iniziativa mostra come i social network – che durante la concitazione degli eventi hanno anche diffuso notizie inattendibili – possano aiutare a raccontare in modo originale un evento di cronaca. 



Piccole storie – Il risultato è una serie di messaggini lanciati anche da molto vicino all'epicentro dell'attentato che compongono, a volte, micro-storie personali. Come quella dell'utente Christy che, a due passi dal luogo delle esplosioni, in Copley Square, comunica al mondo di stare bene anche se, precisa in un altro tweet, l'hotel in cui si trova è bloccato: nessuno può uscire. Due ore dopo il blocco è sospeso e Crhisty, dice, può finalmente recarsi dalla zia:



Qualche centinaio di metri più in là Bill Fisher descrive una situazione “pazzesca” ma avverte i conoscenti di non preoccuparsi: sta bene. Lucas, ancora qualche ora dopo gli attentati, parla di “zona di guerra” mentre Angelo Torres, che sembra twittare non lontano dal traguardo, tranquillizza tutti in spagnolo: “Rilassatevi, amici. Grazie a Dio non mi è successo niente”.

4:09:43, il web ricostruisce la cronaca – La mappa realizzata da Bauer e Rotolo è un bell'esempio di come il web possa aiutare a ricostruire gli eventi a cominciare dalle storie personali. Una conferma arriva anche dal New York Times. A partire dal fotogramma di un video che immortala il momento dell'esplosione sul traguardo, il quotidiano ha chiesto ai suoi lettori di riconoscersi nel frammento e di identificarsi. Il risultato di questa collaborazione è il progetto 4:09:43, così chiamato per l'ora della deflagrazione della prima bomba fissata nell'orologio posto proprio sulla linea di arrivo. Le persone che hanno accettato di partecipare sono state individuate nell'immagine ed è stato chiesto loro di raccontare quei momenti di paura. La forza drammatica della foto con l'esplosione sullo sfondo e le vive voci dei protagonisti ricollocati nel contesto di quegli attimi danno vita ad un pezzo di cronaca originale e coinvolgente che, senza il web, non sarebbe stato possibile.

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