Boston, trovato arsenale. "Erano pronti a un nuovo attacco"

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Dopo il ritrovamento di numerose armi e vari ordigni, gli investigatori ipotizzano che i due fratelli ceceni fossero attrezzati per colpire ancora. Le indagini intanto portano in Russia, dove uno dei due attentatori fece un viaggio nel 2012

Dzhokhar Tsarnaev - 19 anni, l'unico dei due attentatori ceceni di Boston ancora vivo - giace in un letto di ospedale, gravemente ferito. Intubato e sedato, è incapace di parlare per la profonda ferita alla gola. Forse un proiettile sparato dagli agenti. Forse - azzarda qualcuno - un tentativo di suicidio prima di essere catturato. "Non sappiamo se sarà mai in grado di raccontare qualcosa agli investigatori", ammette il sindaco di Boston, Thomas Menino. Mentre Ed Davis, capo della polizia della città ferita dalle bombe, ammette: forse i due fratelli ceceni preparavano altri attentati. "Il gran numero di armi e ordigni ritrovati lasciano supporre che fossero pronti a pianificare attacchi contro altri obiettivi e altre persone", spiega.

Dopo la sparatoria di Watertown - in cui è rimasto ucciso il più grande degli attentatori, Tamerlan, 26 anni - è stato rinvenuto un vero e proprio arsenale: pistole, un fucile, granate, e almeno sei bombe artigianali. Come artigianali erano le pentole a pressione fatte scoppiare lunedì scorso vicino al traguardo della maratona, provocando tre morti. I due fratelli, insomma, erano armati fino ai denti. Ma scoprire la verità non è facile.

E tra le varie piste seguite in queste ore c'è quella “russa”. L'attenzione degli investigatori è concentrata sul viaggio che Tamerlan fece in Russia nel 2012, quando per sei mesi visitò la Cecenia e il Daghestan, dove vivono genitori e familiari: due regioni del Caucaso in cui operano diversi gruppi di estremisti e separatisti islamici.
L'Fbi ha ammesso che nel 2011 i servizi russi chiesero informazioni sul giovane che viveva negli Usa, sospettando suoi legami con gruppi islamici. Mosca era preoccupata per il viaggio che Tamerlan avrebbe prima o poi compiuto in Russia per il rinnovo del passaporto. Fatto sta che nel gennaio 2011 i federali Usa interrogarono il giovane, trovandolo però “pulito”: nessun legame con ambienti pericolosi. Da allora le autorità americane non si sono più preoccupate di lui, anche al suo ritorno dai sei mesi in Cecenia e Daghestan.

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