Siria, il blogger che racconta il lato oscuro della guerra

Un gruppo di ribelli mostrano delle bombe a grappolo che sarebbero state usate dalle forze governative - Getty Images
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Da quando ha perso il lavoro, il 34enne inglese Eliot Higgins passa molto del suo tempo a guardare video su YouTube per identificare le armi utilizzate dalle parti in campo, permettendo di denunciare gli aspetti meno noti del conflitto

di Nicola Bruno

L'uso prolungato delle bombe a grappolo vietate dai trattati internazionali (e di cui il governo siriano ha sempre negato ogni evidenza). Armi della ex Jugoslavia in arrivo nelle mani dei ribelli con l'aiuto economico dell'Arabia Saudita. Tracce delle cosiddette bombe-barile, ovvero gli enormi contenitori riempiti di esplosivo e poi lanciati dagli elicotteri sui civili.
Se negli ultimi mesi è stato possibile denunciare molti aspetti poco noti del conflitto siriano è stato anche grazie agli sforzi di Eliot Higgins, blogger 34enne disoccupato che vive nella periferia di Leicester e non ha mai messo piede in Siria. Noto anche con lo pseudonimo Brown Moses, oggi Higgins è considerato uno dei maggiori esperti nell'identificazione delle armi usate nel conflitto siriano. Le sue analisi dettagliate vengono citate nei report delle più importanti organizzazioni non governative, così come nelle interrogazioni dei parlamentari britannici. Suscitano il plauso anche di chi - come il giornalista del New York Times CJ Chivers - è uno dei più rispettati corrispondenti di guerra. Eppure, come ha confessato lui stesso al Guardian, prima della Primavera Araba ne sapeva di armi "quanto un giocatore medio di Xbox" (anche perché lavorava in ufficio come semplice amministrativo).

Il suo metodo - Dal salone della sua casa di Leicester, Higgins non corre nessuno dei rischi a cui vanno incontro i reporter sul campo (molti dei quali, di recente, hanno perso la vita). Ma riesce comunque a svolgere un lavoro di verifica e documentazione che nessun giornalista sul terreno potrebbe mai compiere.
Le sue analisi prendono quasi sempre il via dalle decine di video sul conflitto siriano che ogni giorno vengono pubblicati online sia dai ribelli che dalla tv di stato (qui la sua playlist YouTube). Per ogni nuovo filmato condiviso, Higgins controlla prima la fonte e poi va alla ricerca di indizi che permettano di identificare la provenienza di una bomba o di un lanciamissili. Grazie alla sua "attenzione ossessiva per i dettagli" (così l'ha definita Peter Bouckaert, direttore di Human Rights Watch), Higgins è riuscito a trovare prove delle bombe a grappolo usate dalle forze governative, così come degli aiuti che Russia, Cina e altre potenze occidentali danno sotto banco alle forze in campo.
In questo video realizzato da Matthew Weaver, giornalista del Guardian, Higgins fa vedere come è riuscito a identificare i lanciagranate M79 OSA di origine croata finiti nelle mani dei gruppi jihadisti che ora guidano la rivolta contro Bashar al-Assad.



I complimenti del Nytimes - Oltre a pubblicare tutti i dettagli sul blog, Higgins cataloga anche i video in base al tipo di arma che vi compare. Fino ad ora è riuscito a creare un database con circa 500 video, ognuno dei quali è stato anche referenziato su una mappa.
La denuncia che ha dato più visibilità a Higgins è stata senza dubbio quella dei lanciagranate prodotti in Croazia e fatti arrivare nelle mani dei ribelli attraverso la Giordania con l'aiuto economico dell'Arabia Saudita e il lasciapassare degli Stati Uniti. Le ricerche online sono durate molti mesi e, video dopo video, il blogger inglese è riuscito non solo a risalire alla loro origine, ma anche a identificare i diversi gruppi di ribelli che li stavano utilizzando. Higgins ha poi ricostruito il tutto su un articolo pubblicato sul sito del New York Times. E alla fine i più bei complimenti sono arrivati proprio da un reporter Nytimes: "Grazie Eliot per la tua pazienza e l'occhio fine. Ma soprattutto per aver creato un'opportunità di far confluire insieme vecchie e nuove forme di giornalismo".

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