Londra, trovato morto in casa l'oligarca russo Berezovsky

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Ex funzionario governativo, considerato l’eminenza grigia del Cremlino ai tempi di Eltsin, è stato alleato di Putin, di cui però a partire dal 2000 divenne uno dei più accaniti critici, fino a essere costretto all'esilio. Si indaga sulle cause del decesso

Da anni auto-esiliato a Londra, Boris Berezovsky è stato trovato morto nel bagno della sua residenza poco distante da Ascot nella giornata di sabato 23 marzo. Da Mosca il suo avvocato ha fatto sapere che l'oligarca russo si è suicidato, ma per la polizia britannica le cause del decesso sono ancora da chiarire. E per questo ha deciso di aprire un’inchiesta: “La sua morte viene trattata come decesso per cause ignote e una piena inchiesta è in corso", riferisce un comunicato della polizia.
Il decesso è stato reso noto da fonti della famiglia e da uno dei suoi avvocati, Alexander Dobrovinsky.
Berezovsky, già influente oligarca e alto funzionario governativo, era stato uno stretto alleato dell'attuale presidente Vladimir Putin, di cui a partire dal 2000 divenne però uno dei più accaniti critici, fino a essere costretto all'esilio in Gran Bretagna, dove ottenne l'asilo politico nel 2003: aveva 67 anni.
Era amico di Aleksandr Litvinenko, l'ex ufficiale del Kgb esule in Gran Bretagna, ucciso nel 2006 da un presunto avvelenamento d polonio.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citato dalla tv di Stato russa, ha riferito che "forse un paio di mesi fa", Berezovsky aveva scritto una lettera al suo ex alleato e ora arci-nemico, Vladimir Putin, in cui gli chiedeva perdono e ne implorava il permesso di poter tornare in Russia dopo tredici anni di esilio. "Qualche tempo fa Berezovsky inviò al presidente Putin una lettera, scritta da lui personalmente, nella quale riconosceva di aver commesso un gran numero di errori", ha spiegato Peskov.

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