Marò, scontro sulla pena di morte. Ma l'India rassicura

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Il ministro della Giustizia di Nuova Delhi: non c’è nessun patto con il governo italiano per escludere la pena capitale. Ma non è prevista per questo reato. Il sottosegretario De Mistura ribadisce: "C’è un'assicurazione scritta, per noi fa testo"

Si riaccendono le tensioni nelle relazioni tra India e Italia così come le polemiche sull"Operazione rientro' dei marò annunciata in extremis giovedì sera da Palazzo Chigi. Ad alimentarle, l'ipotesi pur remota che per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone possa essere richiesta una condanna a morte, pena prevista dal Codice penale indiano per il reato di omicidio.

Esponenti politici, e perfino i vertici militari italiani, hanno espresso posizioni molto preoccupate. Tra tutti, quelle del capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, il quale ha detto che la vicenda "assume sempre più i toni di una farsa".

Il leader di Sel, Nichi Vendola, ha parlato di "un guazzabuglio gestito con i piedi", mentre Silvio Berlusconi ha inviato ai due marò "un abbraccio" da Piazza del Popolo. E a Milano, in una manifestazione di Fratelli d'Italia, Ignazio La Russa ha sostenuto che i marò "devono tornare subito in Italia" poiché è in gioco "la dignità nazionale".

A ravvivare il fuoco sotto le ceneri sono state dichiarazioni del ministro della Giustizia, Ashwani Kumar, che ha elogiato la totale indipendenza della giustizia e della Corte Suprema indiani, negando accordi sottobanco con l'Italia. "In India non è possibile - ha detto - che un membro dell'esecutivo dia garanzie sul risultato di un procedimento giudiziario".

Kumar ha risposto così ad una domanda trabocchetto dell'intervistatore, secondo cui il suo collega degli Esteri, Salman Khurshid, aveva "offerto garanzie all'Italia che i marò "non sarebbero stati arrestati al loro ritorno" e che contro di loro "non sarebbe stata richiesta la pena di morte". Al riguardo, nella nota diffusa prima della partenza di Latorre e Girone per New Delhi, Palazzo Chigi aveva sostenuto che "il Governo ha richiesto e ottenuto dall'India assicurazioni scritte sul trattamento riservato ai Fucilieri di Marina e alla tutela dei loro diritti fondamentali".

Ed appena giunto nella capitale indiana, il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura, ha chiarito che "solo una assicurazione scritta del ministero degli Esteri indiano, che ha sgomberato il terreno dall'uso della pena di morte, ha aperto la strada alla revisione della nostra posizione sul loro ritorno".

Il ministro degli esteri Khurshid ha dichiarato all'Ansa che "non vi è stato fra i Paesi alcun accordo né sono state fornite garanzie". "Io non so chi abbia tirato fuori la questione dell'accordo - ha dichiarato Khurshid - e neppure perché si parli di garanzie che non sono state né richieste ne' date". "Abbiamo dialogato su questioni specifiche come l'eventualità di un arresto o l'applicazione della pena di morte, che erano molto sentite in Italia ed in Europa, e su cui abbiamo potuto fornire assicurazioni", ha precisato il capo della diplomazia indiana. Anche nella comunicazione fatta alla Camera, Khurshid ha detto che "a prescindere dai procedimenti pendenti, il governo indiano ha informato quello italiano che (...) in sintonia con una giurisprudenza indiana molto condivisa, questo caso non ricade nella categoria di quelli che implicano l'ipotesi di pena di morte, ossia quelli definiti 'rari tra i piu' rari'. Per cui non si deve avere alcuna preoccupazione al riguardo".

Da parte loro, Latorre e Girone hanno ripreso oggi la loro vita nell'ambasciata d'Italia dove avevano trascorso un mese dal 18 gennaio, quando la Corte Suprema aveva annullato quanto fatto dallo Stato del Kerala per mancanza di giurisdizione e ordinato il loro trasferimento a New Delhi. In quella occasione il massimo tribunale indiano aveva anche chiesto al governo di costituire un tribunale speciale per affrontare la vicenda, riflettendo prima sulla giurisdizione (indiana o italiana) e poi eventualmente avviando un processo nei confronti dei due maro'. Tale tribunale 'ad hoc' dovrebbe nascere a New Delhi, anche se oggi il governatore del Kerala, Oommen Chandy, ne ha chiesto la costituzione a Kollam, nel suo Stato, dove si trovano fra l'altro i documenti giudiziari e il frutto del lavoro delle agenzie investigative sull'incidente del 15 febbraio in cui sono implicati i marò per la morte in mare due pescatori.

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