Marò arrivati in India, Terzi: "Non mi dimetto"

1' di lettura

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone arrivati a New Delhi, dopo la decisione del governo italiano di rimandarli nel Paese asiatico. Il ministro degli Esteri: "Non rischiano più la pena di morte"

Dopo la decisione del governo italiano di fare dietro front e rimandarli in India i due  marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono partiti nella notte a bordo di un aereo militare da Brindisi arrivando nel primo pomeriggio a New Delhi. Con loro, il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura, che dall'inizio ha seguito la vicenda. "Siamo militari, noi andiamo avanti e andremo avanti" hanno detto i due fucilieri secondo quanto riferito a Radio 24 dal sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura che li ha accompagnati. "I due marò sono convinti anche loro che questa è una decisione condivisa, la loro parola è importante quanto quella dell'ambasciatore, sanno che l'Italia non li lascerà mai", ha aggiunto De Mistura, sottolineando inoltre che "le loro famiglie sono state straordinarie perché hanno dovuto accettare per l'ennesima volta una delusione".
I due fucilieri alloggeranno nell'ambasciata italiana a New Delhi. E intanto il governo indiano esulta per quello che considera un successo diplomatico: "La diplomazia continua a lavorare quando tutti gli altri pensano che tutto sia andato perduto", ha detto il ministro degli Esteri, Salman Kurshid, nella sua prima reazione all'annuncio italiano.

Dall'India rassicurazioni sul no alla pena di morte - Nel riferire in Parlamento sulla vicenda Kurshid ha poi spiegato che l'Italia ha accettato di disporre il ritorno dei marò dopo "le nostre assicurazioni" che essi "non correvano alcun rischio di arresto" e che il "loro processo in India non rientrava nei rarissimi casi in cui è prevista l'applicazione della pena di morte".

Per l'India è un successo politico - A New Delhi, l'esecutivo non esista a parlare di vero e proprio successo: "Il governo e la Corte Suprema insieme hanno spinto l'Italia a prendere la decisione; è una vittoria diplomatica", ha esultato il ministro dell'Interno, RPN Singh. E poi, tramite Twitter, ha aggiunto: "La ferma posizione dell'India, articolata dal premier e da Sonia Gandhi, ha funzionato: l'Italia sta rimandando indietro i due marò perché siano processati in India". Il ministro degli Esteri Kurshid  ha osservato anche che i due marò saranno processati secondo le leggi indiane e che il diritto locale non subirà alcun 'aggiustamento'. "La legge rimane com'è: non cambia nulla per quanto riguarda la legge e il mio intendimento non può cambiarla".

Terzi: "Non ho intenzione di dimettermi"
- Il Guardasigilli Paola Severino, intervenendo sulla vicenda, ha detto: "Come ministro della Giustizia ho un solo compito, quello di ottenere che ai nostri Marò sia riconosciuto un livello di garanzia tale da assicurare loro un giusto processo". Intanto il ministro degli Esteri Giulio Terzi difende il suo operato: "La situazione si sta normalizzando, e non stiamo mandando i nostri militari allo sbaraglio, incontro ad un destino ignoto. Non rischiano la pena di morte" sottolinea in un'intervista a la Repubblica, spiegando che lo "strappo" con l'India era necessario altrimenti "non avremmo potuto contrattare con il governo indiano le condizioni attuali, che prevedono per loro condizioni di vivibilità quotidiana nel paese e la garanzia che non verrà applicata la pena massima prevista per il reato di cui sono accusati". Terzi chiarisce anche di non avere alcuna intenzione di dimettersi. Rispetto a due settimane fa, spiega, "la tensione è salita, si sono manifestate preoccupazioni anche per l'incolumità del nostro ambasciatore, la vicenda ha avuto un risalto internazionale".

Divergenze di opinioni tra ministri - La decisione di rimandare i marò in India è arrivata, racconta Terzi, dopo un Cdm in cui "ci sono state sensibilità diverse tra i ministri", ma "tutti hanno lavorato a fondo con la volontà di trovare una soluzione che fosse equa, che ripristinasse dei regolari rapporti diplomatici con l'India e che ci desse garanzie sulla sorte dei nostri fucilieri". E ai due marò, poi, è stata comunicata "dal presidente del Consiglio". Premier che, secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, avrebbe lamentato "gravi carenze informative" nel modo in cui Terzi ha gestito la vicenda.

Il governo riferirà martedì in Aula - Il ministro Terzi, insieme al ministro della Difesa Di Paola, riferiranno alla Camera martedì 26 marzo sulla vicenda dei Marò. "Sarà l'occasione - ha commentato il capogruppo del Pdl, Renato  Brunetta - per un approfondimento della storia, non solo l'ultimissima tristissima fase della vicenda, ma come ci siamo arrivati: perché la  nave era in porto, chi abbia dato l'autorizzazione. Di fronte  all'orrenda figura che l'Italia ha fatto sulla pelle dei marinai e  della credibilita', chi ha sbagliato se ne assuma la responsabilita'".

Leggi tutto