Obama: "I palestinesi meritano un proprio Stato"

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Dopo l'incontro con Netanyahu, il presidente americano si è recato in Cisgiordania dove ha avuto un colloquio con il presidente dell'Anp. Poi ha tenuto una lezione all'Università di Gerusalemme. "Non siete soli", ha detto rivolgendosi agli israeliani

'Ciao' in arabo: così Barack Obama ha aperto la conferenza stampa in quella che è stata la sua prima volta a Ramallah e alla Muqata, la sede dell'Autorità nazionale palestinese, dove ha incontrato il presidente Abu Mazen (Mahmud Abbas). Un tentativo di dar calore a una tappa simbolicamente importante del tour mediorientale del leader Usa, eppure apparsa in qualche modo in tono minore: incapace d'intaccare lo scetticismo della gran parte della gente comune nei Territori, malgrado l'accoglienza in gran pompa dell'establishment e le parole di rinnovato impegno dell'ospite verso l'eterno obiettivo d'un vero Stato di Palestina.

Ad accogliere Obama l'intero governo palestinese - Atterrato a bordo del suo elicottero 'Marine One' direttamente nel cortile del grande compound presidenziale, Obama è stato accolto da Abu Mazen e dall'intero governo palestinese in un tripudio di bandiere nazionali e statunitensi.
Chi si domandava se avrebbe omaggiato la tomba-mausoleo di Yasser Arafat, che è proprio alla Muqata, è rimasto tuttavia deluso: Obama ha aggirato il 'convitato di pietra', passando da un'altra parte.
A dare il benvenuto ci ha pensato una fanfara che, nel rispetto dell'etichetta ufficiale, ha intonato un inno americano - con sottofondo di mugugni dei quattro fotografi ufficiali della Casa Bianca, non convinti dalla qualità dell'esecuzione - seguito da un più convincente, almeno musicalmente, inno nazionale palestinese.
Inni seguiti da entrambi i leader con la mano sul cuore. Espletate le formalità di rito, i due presidenti si sono ritirati per un'ora circa, seguiti da uno stuolo di consiglieri, per discutere.

"Far ripartire il processo negoziale" - E, come Obama ha più volte rimarcato alla vigilia del suo arrivo nella regione, per ascoltare e trovare il "common ground", il terreno comune necessario per dare ossigeno vitale all'ennesimo tentativo di riportare la pace nella regione.
O quanto meno di far ripartire un minimo di processo negoziale dopo anni di stallo totale. All'interno della sala stampa intanto, il malessere dei giornalisti, internazionali e palestinesi, in attesa da diverse ore, si è manifestato quando il responsabile dell'ufficio stampa del presidente Obama, con modi spicci, ha forzato la maggior parte dei reporter presenti ad alzarsi e a fare spazio ai corrispondenti accreditati dalla Casa Bianca: arrivati pochi minuti prima con la delegazione americana.
Intorno alle quattordici di giovedì 21 marzo, si sono accesi infine i riflettori sul podio della sala stampa, dove sullo sfondo campeggiava accanto alle gigantografia di Abu Mazen anche quella - stavolta - di Arafat: a sottolineare uno sforzo di continuità, dinanzi all'opinione pubblica interna, tra presente e passato.
L'intervento del presidente americano - a giudizio di alcuni - è stato segnato peraltro dalla cautela e da una mancanza di afflato: non certo il suo marchio di fabbrica e niente a che vedere con il tono e la passione esibiti qualche ora più tardi - anche verso i sentimenti dei palestinesi - nell'intervento all'Università di Gerusalemme.

"Uno Stato libero, indipendente e sovrano" -
Qualcuno ha perfino intravisto il segretario di stato John Kerry, seduto in prima fila con la delegazione Usa, trattenere qualche sbadiglio di stanchezza. Dai discorsi di Ramallah non è uscito del resto granché di nuovo, stando ai primi pareri dei commentatori locali. Al di là del messaggio di gratitudine rivolto a quella parte di palestinesi che continua a coltivare la speranza di avere, un giorno, "uno Stato libero, indipendente e sovrano".
Nemmeno la doppia domanda rivolta a Obama dagli inviati della Reuters e della CBS, sulla spinosa e irrisolta questione dell'espansione delle colonie ebraiche nei Territori, ha smosso l'aplomb di Obama che ha usato la metafora del "carro davanti ai buoi" per invitare a non porre il tema - pur riconosciuto dal leader della Casa Bianca come un ostacolo - nei termini di una precondizione negoziale. Notazione dinanzi alla quale nemmeno il diplomatico capo negoziatore dell'Anp, Saeb Erekat, è riuscito a trattenere un breve moto di delusione.

Agli studenti israeliani: "Non siete soli" - Dopo la visita in Cisgiordania Obama ha tenuto l'atteso discorso all'Università di Gerusalemme. Parlando agli studenti israeliani, Obama ha sottolineato che è giunto il momento che il mondo arabo inizi a normalizzare le relazioni con lo stato ebraico. "Oggi voglio dirvi, in particolare ai giovani - ha aggiunto- che fino a quando ci sono gli Stati Uniti d'America, 'Ah-tem lo lah-vahad', non siete soli!".

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