Marò, premier indiano: "Decisione italiana avrà conseguenze"

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Dura reazione di New Delhi alla scelta di Roma di non far rientrare in India Massimiliano Latorre e Salvatore Girone al termine delle quattro settimane concesse per permettere ai due militari di votare. “Inaccettabile” dice Singh

La decisione italiana di non far rientrare i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in India avrà delle "conseguenze". Lo ha assicurato il premier indiano, Manmohan Singh. Tra le reazioni diplomatiche, riferisce Ndtv, l'India sta valutando l'espulsione dell'ambasciatore italiano Daniele Mancini. Singh ha accusato Roma di aver violato "le regole della diplomazia e messo in discussione un solenne impegno preso da un rappresentante del proprio governo". "Il nostro governo", ha aggiunto il premier indiano, che ha un account Twitter, "ha già fatto presente che queste azioni sono inaccettabile" e "non sono in linea con le nostre relazioni bilaterali, che devono funzionare sulla base della fiducia". Roma, dunque, "mantenga la parola" oppure "vi saranno conseguenze sulle nostre relazioni".



La decisione di Roma di far restare in Italia i due marò, accusati in India di aver ucciso due pescatori, era arrivata l’11 marzo e aveva scatenato subito dure reazioni da New Delhi. Il Ministero degli Esteri ha infatti convocato il 12 marzo l’ambasciatore italiano. Nel colloquio, durato una ventina di minuti, il sottosegretario agli Esteri indiano Ranjan Mathai, ha ribadito a Mancini che la Corte Suprema indiana ha permesso il 22 febbraio ai due marò di lasciare l'India sulla base di una dichiarazione giurata presentata dalla Repubblica d'Italia" da lui firmata e che, in base all'ordinanza della Corte, "essi devono tornare dopo quattro settimane per fare fronte in India a procedure legali". E nella nota al termine suona forte che l'India si aspetta che l'Italia "come Paese impegnato nel rispetto della legge, onori la dichiarazione giurata sovrana fornita alla Corte". Dopo l'incontro l'ambasciata d'Italia si è mantenuta discreta mentre Mathai ha sostenuto che Mancini "si è limitato ad ascoltare la nostra posizione di rigetto della nota verbale e ad indicare che avrebbe riferito questo al suo governo a Roma".

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