La Farnesina conferma: "Ucciso l'italiano rapito in Nigeria"

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Silvano Trevisan era stato sequestrato insieme ad altri sei colleghi nella notte tra il 16 e il 17 febbraio. L'Unità di Crisi: "Un atroce atto di terrorismo". Napolitano: "Barbaro assassinio". La Procura di Roma apre un'inchiesta

Il giallo sulla sorte di Silvano Trevisan si è concluso nel peggiore dei modi: con la certezza della sua esecuzione, assieme agli altri sei ostaggi rapiti con lui in Nigeria il 17 febbraio, da parte dei terroristi islamici di Ansaru.
Sabato 9 marzo, per tutto il giorno si erano rincorsi interrogativi e tentativi di verifiche dopo che un video postato dal gruppo e rilevato dal 'Site Monitoring Service' annunciava l'assassinio dell'ingegnere italiano, di un britannico, di un greco e quattro libanesi. Domenica con poche, dure parole, la Farnesina ha messo fine alla speranza che si trattasse solo di un farneticante bluff. "Le verifiche effettuate in coordinamento con gli altri Paesi interessati ci inducono a ritenere che sia fondata la notizia dell'uccisione degli ostaggi sequestrati il mese scorso in Nigeria", ha scritto in una nota il ministero degli Esteri. E ha sottolineato che "si tratta di un atroce atto di terrorismo, contro il quale il Governo italiano esprime la piu' ferma condanna e che non può trovare alcuna spiegazione, se non quella di una violenza barbara e cieca".

Il cordoglio della politica - "Costernazione e dolore" per il "barbaro assassinio" sono stati espressi dal capo dello Stato Giorgio Napolitano, che ha sottolineato come l'ingegnere "onorava la migliore tradizione del lavoro italiano all'estero". Mentre il premier Mario Monti ha assicurato che "il governo italiano s'impegna fin da ora a condurre ogni sforzo" per fermare gli assassini. "Piangiamo un nostro cittadino che portava fuori della sua patria le nostre migliori virtù", ha scritto a sua volta, in un messaggio, il ministro degli Esteri Giulio Terzi.

Farnesina: non c'è stato nessun blitz - Quando e dove siano stati uccisi gli ostaggi ancora non si sa. Ma la Farnesina ha tenuto a precisare che non c'è stato "nessun intervento militare volto a liberarli", smentendo così la 'motivazione' con la quale Jama'atu Ansaril Muslimina fi Biladis Sudan (Avanguardia per la protezione dei musulmani nell'Africa Nera, questo il significato di Ansaru) aveva 'giustificato' l'esecuzione, sostenendo di aver ucciso gli ostaggi a causa di un blitz. Come era avvenuto invece un anno fa, l'8 marzo 2012, per Franco Lamolinara e Chris Mcmanus squestrati e poi assassinati, sempre nel nord della Nigeria, dallo stesso Ansaru o, forse, dal piu' celebre e ugualmente sanguinario Boko Haram.

Roma ha aperto un'inchiesta - Conferme, dopo convulsi contatti incrociati, sono giunte anche dalle cancellerie degli altri Paesi coinvolti e in primo luogo dalla Grecia e dalla Gran Bretagna. Un "atto di omicidio a sangue freddo che condanno nei termini più duri", ha affermato il titolare del Foreign Office, William Hague.
Come sempre, la procura di Roma ha avviato un'inchiesta. Il pm Francesco Scavo procede per sequestro di persona con finalità di terrorismo aggravato dalla morte dell'ostaggio. Un atto dovuto, ma i problemi sono altri. E crescono i rischi per gli italiani, e per tutti gli occidentali, che lavorano in Africa, divenuta ormai dalla sponda sud del Mediterraneo ai Paesi a sud del Sahara, terra di conquista della Jihad. E' una sorta di mantra che gli esperti ripetono a ogni episodio.

Terrorismo - L'avanzata della rete qaedista, iniziata da tempo e peggiorata con la guerra di Libia che ha 'regalato' una quantità enorme di armi alle formazioni islamiche che si spostano tra gli incontrollati confini del deserto, ha avuto una spinta ulteriore dall'intervento francese in Mali. I gruppi del terrore fondamentalista hanno reagito con attacchi quasi incredibili, come quello al sito gasiero di In Amenas in Algeria, o con rapimenti come quello che si è concluso con la morte dell'italiano e dei suoi compagni di sventura. Le analisi abbondano. Di soluzioni non si ha notizia.

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