Elezione del Papa, ecco come si svolge il Conclave

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Martedì 12 marzo i cardinali entreranno nella Cappella Sistina. Ne usciranno solo dopo l'elezione del nuovo Pontefice. Diversi i nomi dei papabili che circolano. Ecco come funzionano le votazioni

di Valeria Valeriano

Ormai è tutto pronto. I cardinali elettori sono arrivati a Roma, hanno scelto la data d’inizio e sul tetto della Cappella Sistina è stato montato il comignolo che annuncerà al mondo l’elezione del nuovo Papa dopo le dimissioni di Benedetto XVI. Si comincia martedì 12 marzo. Ecco quello che c’è da sapere sul Conclave.

Chi sceglie il nuovo Papa?
A scegliere il nuovo Pontefice sono i cardinali elettori: cardinali che, fino al giorno prima dell’inizio della sede vacante, non hanno compiuto 80 anni. Questa volta sono 115 e durante il periodo del Conclave, che per la venticinquesima volta si terrà nella Cappella Sistina, saranno ospitati in Vaticano presso la Domus Sanctae Marthae.

Con quanti voti si diventa Pontefice?
A differenza del passato, quando il Papa poteva essere eletto anche “per acclamationem seu inspirationem” e “per compromissum”, oggi il Pontefice può essere scelto solo “per scrutinium”. Per eleggere il Papa è necessaria una maggioranza qualificata di due terzi dei cardinali elettori. Stavolta, quindi, per designare il successore di Ratzinger serviranno almeno 77 voti. Dopo la 33esima votazione senza successo si passerà al ballottaggio fra i due cardinali che avranno ricevuto il maggior numero di voti nell'ultimo scrutinio. Anche in questo caso sarà necessaria una maggioranza dei due terzi. I due cardinali rimasti in lizza non potranno partecipare attivamente al voto. I requisiti per diventare Pontefice, ufficialmente, sono tre: maschio, battezzato, non sposato.

Cosa succede il 12 marzo?
In mattinata tutti i cardinali prenderanno parte alla celebrazione della “Messa votiva pro eligendo Papa” che si terrà nella Basilica di San Pietro. A celebrarla sarà il cardinale decano, in questo caso Angelo Sodano. Poi i cardinali elettori si raccoglieranno nella Cappella Paolina del Palazzo Apostolico e da lì, nel pomeriggio, si recheranno in processione (“invocando col canto del Veni Creator l’assistenza dello Spirito Santo”) alla Cappella Sistina. Quando ogni cardinale avrà giurato, il maestro delle celebrazioni pontificie, monsignor Guido Marini, intimerà l'Extra omnes, il “fuori tutti”: è l’inizio vero e proprio del Conclave. Tutti quelli che non hanno diritto di voto dovranno lasciare la Cappella, il maestro chiuderà la porta di accesso a chiave e da quel momento nessun cardinale, salvo motivi di salute, potrà lasciare il Conclave. Al camerlengo e ai tre cardinali suoi assistenti toccherà vigilare sulle operazioni di voto e di spoglio. A tutti è fatto assoluto divieto di comunicare con qualsiasi mezzo con l’esterno.

Come funzionano gli scrutini?
Gli scrutini sono regolati in modo molto preciso. Il 12 marzo ce ne sarà uno solo. Dal giorno dopo, invece, due ogni mattina e due ogni pomeriggio.
L’elezione prevede tre fasi:
antescrutinium: prima vengono estratti a sorte fra i cardinali elettori tre scrutatori, tre incaricati di raccogliere i voti dei cardinali infermi e tre revisori. Poi vengono distribuite le schede di forma rettangolare con la scritta “Eligo in Summum Ponteficem”, sotto la quale dovrà essere scritto il nome del candidato prescelto. Infine il segretario dei collegi dei cardinali, il maestro delle celebrazioni e i cerimonieri escono e l’ultimo cardinale diacono è incaricato di chiudere la porta.
scrutinium: ogni cardinale esprime in modo segreto il suo voto, va verso l’altare dov’è posta l’urna tenendo bene in vista il foglietto piegato in due, lo poggia su un piattino, pronuncia un giuramento e lo fa scivolare nell’urna. Completate le operazioni di voto si passa allo spoglio, durante il quale vengono contati i foglietti che devono essere di numero uguale ai cardinali elettori (in caso di discrepanza si brucia tutto subito e il voto non è valido). Gli scrutatori, poi, leggono e annotano tutti i voti, forano le schede con un ago nel punto in cui si trova la parola “Eligo” e le raggruppano facendo passare un filo nei buchi.
post scrutinium: si procede al conteggio dei voti e, se non si è raggiunto il quorum, si passa a una seconda immediata votazione. Le schede dei due scrutini consecutivi si bruciano nella stufa posta al centro della Cappella Sistina. Nel caso di mancata elezione del Pontefice, al filo viene aggiunta legna che produrrà fumo nero.

Cosa succede quando un cardinale ottiene i voti necessari?

Quando i due terzi dei voti convergono su un nome, il cardinale decano, o il primo dei cardinali per ordine e anzianità (in questo Conclave il cardinale Giovanni Battista Re), chiede il consenso del prescelto. “Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?”, gli domanda in latino. E se la risposta è affermativa, aggiunge: “Come vuoi essere chiamato?”. Dopo l'accettazione si bruciano le schede nella stufa e si lascia partire la fumata bianca che annuncia al mondo l’elezione. Può anche accadere che l’eletto non si trovi in Conclave. In questo caso il sostituto della Segreteria di Stato, stavolta l’arcivescovo Angelo Giovanni Becciu, ha il compito di far arrivare in gran segreto il prescelto a Roma e portarlo nella Cappella Sistina per il rito dell’accettazione.

Quali sono le prime mosse del neo-Papa?
Il nuovo Pontefice, che se non lo è già viene ordinato vescovo, si ritira nella sacrestia della Cappella Sistina, in un luogo chiamato “stanza delle lacrime” (perché, si suppone, qui il neo-Papa scoppi a piangere per la commozione e per il peso della responsabilità). Nella sacrestia sono già pronti gli abiti papali in tre diverse misure. Dopo la preghiera per il nuovo Pontefice e l'ossequio dei cardinali, viene intonato il "Te Deum" che segna la fine del Conclave. A questo punto non resta che annunciare il nome dell’eletto ai fedeli. Spetta al cardinale protodiacono, in questo caso il francese Jean-Louis Tauran, affacciarsi dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro e pronunciare l’“Habemus papam”. Poi il nuovo Pontefice, preceduto dalla croce astile, impartirà la benedizione "Urbi et Orbi".

Chi ha deciso le regole del Conclave?
Le attuali regole delle votazioni e del generale svolgimento del Conclave sono tutte contenute nella Costituzione apostolica "Universi Dominici Gregis", pubblicata nel 1996 da Giovanni Paolo II e aggiornata da Benedetto XVI con il Motu Proprio datato 11 giugno 2007 e con quello del 22 febbraio 2013.

Perché si chiama Conclave?
L’evento storico che diede il nome al Conclave risale al 1270. Gli abitanti di Viterbo, allora sede pontificia, stanchi dell’indecisione dei cardinali nell’eleggere il nuovo Papa, li chiusero a chiave (“clausi cum clave”) nella sala del palazzo arcivescovile della città per costringerli a decidere in fretta. La trovata non ebbe molto successo: andato avanti per circa tre anni, quello fu il Conclave più lungo nella storia della Chiesa. Alla fine fu eletto Gregorio X. Nel 1274, al Concilio di Lione, venne emanata la Costituzione apostolica “Ubi Periculum”: il documento con cui si introdusse l’isolamento obbligatorio della riunione cardinalizia, si istituì ufficialmente il Conclave e si stabilirono regole durissime poi cambiate col tempo.

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