Tempesta Nemo sugli Usa, vittime e danni

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La bufera di neve che si è abbattuta sul nordest degli Stati Uniti ha ormai perso buona parte della sua potenza, ma tra lo stato di New York e il Canada ha lasciato dietro di sé almeno sei morti. Oltre 700 mila abitazioni senza corrente elettrica

“Nemo”, ovvero la tempesta di neve che si è abbattuta nelle ultime 24 ore sul nordest degli Stati Uniti e che in molti hanno definito "storica", ha ormai perso buona parte della sua potenza, ma tra lo stato di New York e il Canada ha lasciato dietro di sé almeno sei morti, oltre 700 mila abitazioni senza corrente elettrica e in alcune zone un manto di oltre un metro di neve.

Il fenomeno ha interessato una zona compresa tra la regione dei grandi laghi, la costa atlantica e l'Ontario, in Canada, dove sono stati registrati tre dei sei morti. Ma le zone più colpite sono state l'area di Boston e il Connecticut, dove a Stratford sono caduti fino a 13 cm di neve l'ora, secondo quanto ha reso noto il servizio meteorologico nazionale. Nella sola città di Boston, ne sono caduti finora oltre 55 centimetri, una quantità vicina al record di 68 centimetri registrato nel 2003.

Nel Massachusetts, a Plymouth, la centrale nucleare Pilgrim si è fermata automaticamente, dopo aver perso energia durante la tempesta. La Nuclear Regulatory Commission ha rapidamente precisato che, anche se si tratta di un evento insolito, lo spegnimento si è svolto senza problemi e non ha causato alcuna conseguenza per il personale dell'impianto o per la sicurezza pubblica.
Ampie zone della costa attorno a Boston, dove sono state registrate onde alte fino a sette metri e mezzo, sono state inoltre evacuate, a causa di un rischio crescente di inondazioni attese sulla scia della tempesta, che ha portato con se venti degni di un uragano, con raffiche che hanno raggiunto i 130 km/h. Ora la situazione va lentamente migliorando, ma l'allarme e lo stato di emergenza rimarrà in vigore, prevedibilmente fino a lunedì, hanno fatto sapere le autorità locali.

A New York, a Central Park sono stati registrati quasi 30 centimetri di neve. A Long Island, già duramente colpita lo scorso ottobre dall'uragano Sandy, ne sono caduti molti di più, mentre nel Nord dello stato è stata registrata un vittima.
Tutto sommato, è però andata meglio del previsto, non si è ripetuta la cosiddetta “Snowpocalypse” del 2010, tanto che alcuni collegamenti aerei dai tre aeroporti della città sono già stati ripristinati, mentre l'aeroporto internazionale Logan di Boston rimarrà chiuso ancora per diverse ore.
In tutta la regione sono stati cancellati sabato 9 febbraio altri 2.000 voli, che porta a oltre 6.300 il numero dei voli soppressi da venerdì.

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