Algeria, i sopravvissuti: "Usati come scudi umani"

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Sarebbero ancora diversi gli ostaggi ancora in mano al gruppo legato ad Al Qaeda. La Clinton avverte: "Preoccupati per chi è ancora in pericolo. Agire con estrema cautela". Il commando chiede il rilascio di terroristi e lo stop dell'intervento in Mali

Costretti a indossare cinture esplosive, usati come scudi umani per frenare l'avanzata delle truppe algerine, obbligati a recitare il corano per evitare la morte. E' solo una parte di ciò che emerge dalle prime testimonianze di alcuni degli ostaggi riusciti a fuggire dal sito petrolifero algerino In Amenas, dove un gruppo di terroristi tiene in ostaggio da mercoledì 16 gennaio decine di dipendenti delle compagnie petrolifere dell'area. Ma è più che sufficiente a restituire l'orrore vissuto in quei momenti (IL RACCONTO DELLA GIORNATA).

Sette stranieri ancora in ostaggio - Sono ancora sette gli stranieri tenuti in ostaggio dal gruppo legato ad al Qaeda nel Maghreb Islamico nell'impianto della Bp ad Amenas nel sud dell'Algeria (FOTO). Lo riferiscono gli stessi sequestratori citati dall'agenzia mauritana Ani. Si tratta di tre belgi, due statunitensi, un giapponese ed un britannico.
Altri 12 ostaggi sono stati invece uccisi in un nuovo blitz delle forze algerine, riferisce l'agenzia ufficale Aps.

Clinton: "Preoccupati per gli ostaggi" - Persone verso le quali il segretario di stato americano Hillary Clinton ha espresso tutta la sua preoccupazione. "Siamo profondamente preoccupati per coloro che ancora sono in pericolo" in Algeria, ha detto la Clinton, aggiungendo di aver parlato ancora nella mattina di venerdì con il premier algerino Abdelmalek Sellal e affermando che "una cautela estrema" ènecessaria. Hillary Clinton non ha dato indicazioni su quanti ostaggi, e quanti americani, siano ancora nelle mani dei sequestratori, ma ha sottolineato che la situazione è ancora "estremamente difficile". Allo stesso tempo, la segretario di Stato ha espresso "le condoglianze degli Stati Uniti alle famiglie di coloro che hanno perso i propri cari in questo assalto brutale".

I terroristi chiedono il rilascio di prigionieri - Per mettere fine alla crisi in Algeria i terroristi chiedono la fine dell'offensiva francese in Mali e uno scambio, il rilascio di ostaggi americani per la liberazione di terroristi 'illustri' detenuti negli Usa, ovvero Omar Abdel-Rahman e Aafia Siddiqui. Queste sono dunque le condizioni che arrivano direttamente "dal principe", così i suoi uomini chiamano Moctar Belmoctar, il jihadista filo al Qaeda ritenuto 'la mente' del raid nel centro petrolifero di In Amenas.
Intanto emergono i primi racconti degli ostaggi tornati in libertà:

"Ho fatto da scudo umano ai rapitori" - Stephen McFaul, l'ostaggio irlandese sfuggito ai sequestratori in Algeria, ha detto di esser stato costretto a mettersi un giubbotto di semtex per fare da scudo umano ai rapitori. A riferirlo è stata Christiane Amanpour della Cnn che ha intervistato il vice primo ministro irlandese Eamon Gilmore.
Un altro ostaggio sfuggito agli islamisti, francese, ha raccontato la sua esperienza stamani a radio Europe 1. "Sono rimasto nascosto per quasi 40 ore nella mia camera. Ero sotto il letto, ho sparso delle assi di legno un po' ovunque. Avevo qualcosa da mangiare e da bere, non sapevo quanto tutto questo sarebbe durato", ha riferito. Si chiama Alexandre Berceaux, è dipendente della società CIS Catering e si trovava sul sito di In Amenas al momento del sequestro e dell'assalto da parte dell'esercito algerino.

"Sono rimasto nascosto per 40 ore sotto al letto" - Mercoledì mattina, quando gli islamisti hanno attaccato il sito - ha raccontato - "ho sentito tanti spari. E' partito l'allarme che ci diceva di non muoverci, di restare dove eravamo. Non sapevo se era un'esercitazione o se era vero. Nessuno se lo aspettava - ha aggiunto - il sito era protetto, c'erano dei militari sul posto". L'uomo ha riferito di essere rimasto nascosto sotto il letto per ore prima di essere messo in salvo da militari, "penso che fossero soldati algerini". Secondo lui altre persone sono ancora nascoste sul sito.

"L'obiettivo erano gli occidentali" - Altrettanto drammatica la testimonianza rilasciata alla Reuters da un altro testimone, Abdelkader, 53 anni, secondo cui l'obbiettivo dei sequestratori erano solo gli occidentali: "I terroristi ci hanno detto fin dall'inizio che non avrebbero fatto del male ai musulmani, ma che erano interessati solamente ai cristiani e agli infedeli. 'Li uccideremo"', hanno detto.

"Gli spari, l'esplosione e poi l'allarme" - Un altro testimone - un ingegnere algerino - ha raccontato a France Info i momenti concitati dell'assalto dei jihadisti alla base il 16 gennaio mattina per il controllo dell'impianto. "All'improvviso abbiamo udito spari, esplosioni ed è partito l'allarme. Immediatamente dopo siamo rimasti al buio, perché i terroristi sono stati in grado di staccare l'energia elettrica. Poi gli islamisti sono entrati nella stanza dove eravamo sfondando la porta e urlando 'Cerchiamo solo stranieri"'.    "Gli accenti dei sequestratori sembravano libici e algerini", racconta ancora il testimone. Che aggiunge: "Vi posso assicurare che gli uomini che abbiamo visto non erano neri, ma di tipo nordafricano, di un'età compresa intorno ai intorno 30-35 anni e molto ben armati".

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